Dove mettiamo le persone che non rispondono a una nostra telefonata, a un messaggio, a una mail?

Dove??? Nei rifiuti non recuperabili?

Naturalmente capita a me, come a tutti. Non rispondo perché non posso. Magari sto lavorando e non ho la possibilità di rispondere a una chiamata o di leggere un messaggio oppure riesco a leggere una mail ma non ho tempo di rispondere.

Certo, capita.

Ma cosa facciamo in questi casi? Io appena mi libero, appena riesco, appena ho un momento tranquillo, richiamo o rispondo.

Questione di EDUCAZIONE e CONSIDERAZIONE.

Da quando esistono i cellulari siamo raggiungibili ovunque e più o meno a qualsiasi ora del giorno siamo in grado di inviare un segno di vita, due righe di saluto, un cenno di risposta!

Da quando poi è arrivato WhatsApp, la fatidica spunta blu ci ha inchiodato alla responsabilità, no? Quando qualcosa che abbiamo scritto risulta letto ma non viene degnato di una parola di risposta, rimaniamo male per non dire malissimo.

Avviene tra innamorati, tra colleghi, tra amici.

Perché? Perché per qualcuno non è così importante dimostrare attenzione?

C’è chi si sente il centro del mondo e non ha neanche un minuto da dedicare a chi ha fatto una domanda, mandato un saluto, girato un’informazione, condiviso un pensiero. C’è chi è pigro ad oltranza in ogni relazione, parco di manifestazioni di affetto o rispetto o cordialità. C’è quello che si sente più forte a farsi desiderare. E c’è anche il confusionario in amnesia cronica che, semplicemente, archivia mentalmente e dimentica di esprimere un briciolo di reciprocità.

Vi è mai capitato di non ricevere alcuna risposta da una persona che abitualmente usa sempre il riguardo di mandarla? Panico! Sì, si entra davvero nel panico. Pensiamo subito possa essere successo chissà cosa, che non stia bene, che ci sia stato qualche brutto malinteso.

Perché? Perché quando diamo “peso” alle persone, ci interessa sapere che stanno bene, che non si trovino in difficoltà, cosa pensano di ciò che abbiamo loro inviato.

I superficiali no. I superficiali alzano le spalle e magari se ne fregano, letteralmente. Ma come si fa?

Davvero, a voi non urta i nervi chi non ha un po’ di umanità e di buon gusto? Non è per forma, qui si tratta di sostanza, Amiche e Amici.

A me disturbano anche quelli che si limitano a quelle risposte laconiche che lasciano intendere: “mollami che non mi importa un fico secco dei tuoi messaggi”… Tutta questa supponenza da dove diavolo arriva?

Può succedere e si ammette il messaggio frettoloso, meno articolato e dai toni meno garbati e intensi del consueto, quando avviene in particolari circostanze. È chiaro che se una persona è impegnata può rispondere in modo più sbrigativo, se è triste ha meno voglia di farcire il messaggio di frasi spiritose, se è poco attratta dal discorso non deve fingere salti di gioia e di partecipazione.

Io alludo a quelli che lo fanno sistematicamente, come un modo -odioso- per sminuire, per ferire, per tenere le distanze.

Io rivendico lo splendore del glamour cuore e cervello!

Negare un “ciao”, un “grazie”, un “mi dispiace”, un “complimenti”,

è come staccare la spina dalla vita e dal mondo.