Alzarsi per lasciare il posto a sedere, cedere il passo, avere un’attenzione per qualcuno più debole, è un gesto importante.

Vi capita?

Vi capita di far posto a una persona anziana, vi capita di lasciar sedere una donna incinta o una persona in difficoltà? Vi capita di avere un occhio di riguardo incrociando il vicino di casa che sale le scale carico di borse della spesa?

Sembra qualcosa di ovvio, di assolutamente consueto.

Eppure io credo che dobbiamo proprio concentrarci sulle PICCOLE COSE. Se partiamo da queste ritroviamo una geografia della socialità!

Invece delle diffidenze, degli scontri, della sciatteria umana, rivalutiamo l’educazione, la gentilezza, la sensibilità.

Pensate ai leoni da tastiera, pensate a chi ha l’uso di alzare la voce, pensate a chi quasi si vanta di “non guardare in faccia a nessuno”…Calma, cerchiamo di ridare una misura ai nostri comportamenti, alle abitudini civili, agli atti di cortesia e solidarietà.

L’umanità ha le radici proprio nel microscopico rituale quotidiano, nella nostra disposizione d’animo, in ciò che pratichiamo nelle relazioni. Ogni nostro incontro, ogni giorno, ci mette davanti al bivio tra scelte di apertura, collaboranti, gioviali, generose e scelte egoistiche, distratte, sospettose, chiuse, arcigne.

Ci sono semplicissime espressioni come <prego, le lascio il posto> che aprono porte, abbattono muri, creano alleanze. Rallegrano e ci rallegrano.

Io ci faccio caso. Scappa un sorriso, ci sentiamo meglio, diffondiamo un costume buono. Succede anche a voi?

Vi fa piacere ricevere una parola gentile, trovare qualcuno che vi sostiene in un momento fragile? Vi fa piacere muovervi con garbo verso qualcuno anche soltanto porgendogli una mano perché un salto sia più agile e sicuro?

Sono convinta che questo sia un tema delicato, da trattare, sul quale soffermarsi. Avere confidenza con la complicità spontanea, gioiosa, calda, è un trampolino di lancio per alimentare la propria energia positiva.