Mi sono accorta che abbiamo impoverito molto il nostro linguaggio. Nell’epoca della messaggistica e della frenesia, non usiamo soltanto sostituire ch con k, abbreviare parole, ricorrere a forme veloci, abbiamo anche ridotto il nostro vocabolario.

A furia di usare simboli, faccine e freccette, abbiamo perso dimestichezza con la comunicazione delle nostre emozioni. Sintetizziamo con una emoij sorridente oppure arrabbiata il nostro stato d’animo.

Siamo più connessi che nella vita reale e questo ha ulteriormente stringato i nostri scambi. Ci confrontiamo con una battuta, un’immagine, una frase fatta, invece di conversare dando tono e sfumature ai pensieri.

Forse questo ha contribuito a minare l’IMPORTANZA DELLA 💜PAROLA GIUSTA💜.

Quella che una volta avremmo cercato con cura, quella cui ci impegniamo per un testo importante da scrivere, quella che incide profondamente sul significato e sulla piega che diamo a un discorso.

Eppure le parole conservano intatto il loro potere. Il potere di fare male o bene. Il potere di renderci eleganti, volgari, delicati, fastidiosi.

Non è una questione di cultura, è una questione culturale.

Spesso prestiamo poca attenzione al VALORE IMMENSO DELLA PAROLA GIUSTA.

Non è giusta unicamente la parola corretta,

è giusta la parola ADEGUATA.

Adeguata al contesto, al sentimento o al concetto che vogliamo trasmettere, al rispetto che diamo a chi la riceve.

Oggi più che mai rifletto sull’urgenza di riprendere il controllo delle parole. Le parole sono abbracci, le parole sono armi, le parole sono direzioni.

Ci raccontano, peraltro, più di quanto immaginiamo.

Se diciamo che un abito è semplice invece di definirlo dozzinale, forse prestiamo riguardo a non essere sprezzanti, no? Credo che dietro questa “piccola” scelta ci sia molto di noi, della nostra intelligenza, della nostra sensibilità.

D’altra parte quando vogliamo colpire qualcuno come lo facciamo? Intingendo la lingua, la penna o la tastiera nel veleno, no?

Occorre però distinguere. Possiamo avere tutte le ragioni del mondo per pronunciare parole rabbiose, indignate, desolate. Con chiarezza, con consapevolezza. Diverso è offendere, essere incauti, mancare di tatto, per superficialità e sciatteria. Senza motivo o, meglio, soltanto per noncuranza. La noncuranza porta alla parola sbagliata e la parola sbagliata può ferire, prestarsi a equivoci o dubbi, svelare di noi caratteri che non ci fanno onore.

👉Essere noncuranti significa trascurare ciò che si dovrebbe osservare.

E qual è la prima cosa che dovremmo osservare? Proprio la comunicazione! Perché una buona comunicazione si traduce in buone relazioni, di vita, di affetto, di lavoro.

Perché spesso la parola ADEGUATA sembra anche la più “gentile”?

Non è detto che lo sia ma sicuramente è accorta quindi contiene in sé un riguardo.

In fondo lo dobbiamo innanzi tutto a noi stessi. Siamo fatti di sentimenti e di sfumature. Abbiamo bisogno della PAROLA GIUSTA, tutti.

Che sia un complimento o un rimprovero, quello che conta è veicolarlo in maniera adeguata. Riappropriarci del significato delle parole che usiamo in definitiva ci aiuta a vivere in maniera autentica la realtà.