La CRITICA è naturalmente una cosa seria, essenziale, meravigliosa.

Estrapolo dal vocabolario Treccani: Facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono, ecc.: avere capacità di critica. In filosofia, è parte della logica che si occupa del giudizio.

Il pensiero critico osserva, pondera, esamina. Esprime un parere “ragionato”.

Se siamo iper critici tendiamo ad analizzare molto, a soppesare con attenzione estrema, talvolta ad esasperare con pignoleria la valutazione. Quando siamo perennemente critici nei confronti di noi stessi pretendiamo tanto, non ci accontentiamo mai, ci giudichiamo severamente. Capita che le persone molto rigorose lo siano anche con gli altri, notino ogni minuzia storta, tendano a selezionare in maniera davvero netta.

Come tutte le magnifiche facoltà all’eccesso può insomma diventare un difetto, una forzatura, una rigidità. Comunque i critici basano le opinioni su fatti e riflessioni, su indagini e conoscenze. Hanno un criterio, seguono un filo sostenibile, elaborano per fare scelte o esprimere pareri.

I CRITICONI sono un’altra categoria. Più che una facoltà intellettuale esercitano un’invadenza inopportuna. Sono astiosi, maligni, lividi. Trovano da ridire su tutto e tutti.

Dall’alto di un immaginario piedistallo bacchettano, condannano, fanno avventate affermazioni. Talvolta mossi da invidia, altre da grossolana superficialità, altre ancora da arroganza.

Come stanarli?

Sono quelli che sferrano colpi a destra e a manca, non è difficile individuarli. Tra i conoscenti, tra i colleghi di lavoro, nelle frequentazioni da bar. Hanno una cattiva parola per chiunque! La sanno lunga, blaterano come se avessero la verità in tasca. Amano agire alle spalle…Eh già, appena ti volti, hanno il loro appunto da fare, la loro considerazione piccata, il loro biasimo sciolto.

Quando dunque sentiamo qualcuno che sputa sentenze su chi non è presente, aspettiamoci il colpo basso quando saremo assenti noi. È una legge non scritta ma sicura. Bisognerebbe svergognarli in pubblica piazza, lo meriterebbero. Se non vogliamo farlo, dobbiamo però arginare il loro vizio. In che modo? Prendendo il largo! Quando sentiamo qualcuno dal commento troppo spinto su chi non c’è e non può replicare, quando ci rendiamo conto della perfidia con cui il criticone fa le pulci a casaccio, bisogna girare i tacchi e lasciarlo solo. Nel suo brodo o, meglio, nella sua melma.

Guai a dare spago ai criticoni. Guai a dar loro da intendere che gli diamo credito. Guai a finire nella rete del “pettegolezzo”. Talvolta lo bolliamo così, come se fosse un chiacchiericcio innocuo e invece no, può far male, è ingiusto e scorretto.

Chi vuole criticare, in maniera sincera, leale e costruttiva, è sempre da accogliere con rispetto, da ascoltare e da prendere in considerazione. Chi vuole soltanto sfogare il suo malanimo deve essere tenuto a bada e a freno.

Qualche volta vi confesso che amo prenderli per il naso, i criticoni! Alimento il tarlo che si agita nel loro fegato raccontando loro qualcosa di me di cui possano sparlare. Ovviamente qualcosa di talmente grosso e assurdo che quando lo spifferano per criticarmi, chi ascolta possa farsi sacrosante risate e sbugiardarli.

E voi, come li trattate?