Non mancano mai, quelli che sanno tutto (ovvero quelli che credono di sapere tutto o fingono di sapere tutto).

Sono quelli che hanno la risposta pronta, che sfoderano opinioni su qualsiasi cosa, che salgono in cattedra per tutte le materie, che rifilano lezioni a destra e a manca come se fossero enciclopedie viventi.

In realtà sono spesso e volentieri INCOMPETENTI che non hanno alcuna conoscenza, titolo e capacità per mettere becco in ogni argomento: lo fanno perché non sanno tacere, perché pensano di fare bella figura, perché hanno paura di dire semplicemente NON LO SO.

Quando ignoriamo facciamo invece benissimo a dire <non lo so>, ad ascoltare chi sa, a documentarci per sapere. La vera forza è proprio ammettere di non sapere e essere disponibili sempre ad acquisire nozioni e informazioni in più. E la vera debolezza è di chi si spaccia per espertone in tutto e fa acqua da tutte le parti!

Il tuttologo è molte volte un pallone gonfiato, arrogante e prevaricatore. Con un limite naturalmente gigantesco: quello di un ego ipertrofico che gli impedisce di crescere davvero.

Si riconosce facilmente perché fa andare la favella a vanvera, fa parlare poco gli altri e non c’è ambito sul quale non improvvisi chissà quale straordinaria abilità di intrattenere con concetti, idee e convinzioni. Al principio può ingannare ma poi la pochezza di contenuti viene a galla. No, non è un pozzo di scienza, non è un mostro di sapienza…al contrario è un concentrato di timore di inferiorità e di senso di superiorità. Un mix micidiale!

A farci caso si scopre che la sindrome della tuttologia di rado si accompagna a una profonda competenza in qualcosa. Chi è estremamente ferrato in un campo non ha né voglia né bisogno di mostrarsi “bravo” in altro. Siete d’accordo?

Guardatevi intorno. Sicuramente vedrete persone intelligenti, di grande cultura, molto preparate nel loro settore, che sono esempi di umiltà…e poi tuttologi o incompetenti presuntuosi oltre ogni umana sopportazione.

Non ci resta che cercare di frequentare i primi e ignorare i secondi, no?