Difficile definire la malinconia.  Per Ippocrate era uno dei quattro umori (umor nero) che costituiscono la natura del corpo umano. Noi lo associamo mentalmente a uno stato simile alla tristezza, a un languore dei pensieri, a un dispiacere, a uno stato d’animo mesto e cupo.

Eppure la malinconia ha in senso qualcosa di infinitamente romantico e intenso. È una condizione intima, quasi inspiegabile, talvolta fuori da ogni pratica ragione. Come se fosse un piccolo tarlo che ci adombra un momento o una riflessione profonda, disincantata e vagamente dolorosa.

Credo sia un sintomo di sensibilità, al di là del carattere di ciascuno. Capita infatti, se abbiamo le antenne molto attive, che un lampo ci turbi e ci sconforti. Così, senza una vera logica.

Avvertiamo una specie di noia, una sorta di disagio, un senso inesprimibile di malessere. Magari ci basta aver visto o sentito qualcosa che non ci piace, percepito una sofferenza, respirato un imbarazzo.

Basta poco per provare malinconia. Qualcosa che non ci fa sentire sereni, qualcosa che abbatte il nostro morale.

Se è possibile, ho imparato che è bene non negarla, non nasconderla, non scacciarla. Molto meglio lasciarla fluire, come una pausa di meditazione.

Per questo mi sovviene il verbo CONTEMPLARE.

Contemplare è molto più di guardare, è osservare con attenzione. È fondersi e confondersi con ciò che abbracciamo con lo sguardo. In certi casi è proprio benevola e benefica la natura: quella nella quale tuffiamo gli occhi e lasciamo che ci si perdano dentro.

Che sia un prato, il mare, il cielo, la natura ha quel potere lì: quello di accogliere la malinconia e di farci sentire accolti. Un po’ alla volta ci scrolliamo il fardello dalle spalle, ci facciamo cullare dalla dolcezza infinita, ci riconciliamo con la nostra anima in fermento.

Anche questo è il tempo che non dovremmo sprecare. Il tempo di fermarci e di prenderci cura di quello che abbiamo dentro e di quello che ci circonda. Non vuol dire farsi vincere dalla malinconia ma farle posto, accettarla, prenderla per mano e portarla a vedere l’orizzonte!

A voi capitano gli attimi, i giorni, i periodi di malinconia?

Avete mai portato la vostra malinconia sulla riva di un fiume, in cima a una montagna, sul lungomare o in un sentiero di campagna?

Talvolta soltanto così lei smette di essere un tormento e diventa un’ombra meno minacciosa, più cara e profondamente umana…