Partiamo dal multitasking. Con i ritmi di vita più frenetici, per anni il multitasking è stato quasi considerato necessario e utile, tanto da diventare addirittura motivo di “orgoglio”!

In effetti talvolta non possiamo sottrarci. Dobbiamo occuparci di diverse mansioni insieme sul lavoro e per conciliare lavoro e gestione di casa e vita personale. Ma è davvero utile e produttivo? Molte ricerche di neuroscienze smentiscono. Fare troppe cose significa poche cose fatte bene. Depotenzia la nostra attenzione, ci fa perdere pezzi e lasciare indietro dettagli, diminuisce la nostra cura, ci sovraccarica di stress. In sostanza il multitasking non porta efficienza ed efficacia. Salvo quindi quando siamo costretti a combinare occasionalmente più impegni, facciamo bene a focalizzarci su una attività alla volta. Tirare il fiato e prendere qualche pausa è anche un’ottima boccata d’ossigeno per la creatività!

Se ci teniamo perennemente oberati di incombenze e pensieri, se mandiamo messaggi con il cellulare mentre guardiamo la tv e rispondiamo ai nostri figli, se cuciniamo tenendoci connessi ai social via ipad, probabilmente aumentiamo il rischio di errori, siamo distratti su tutti i fronti, rischiamo di essere approssimativi e poco incisivi in tutto. Non solo, siamo anche meno rispettosi…di noi stessi, degli altri, di ciò di cui ci stiamo occupando. A parte ciò il pericolo del multitasking è quello di metterci in una condizione di costante <pieno>. Come se fossimo così in full immersion da non poter captare stimoli e occasioni impreviste, da non godere della bontà dell’”ozio”, da non vivere la bellezza degli attimi.

Il <vuoto> è importante!  Non è soltanto una tregua, spesso è il bacino in cui peschiamo nuova energia, idee, lucidità. È anche quello che io chiamo CONTATTO. Contatto con la nostra testa, con la natura, con le relazioni. Il vuoto è lo spazio della riflessione ma anche quello dell’esplorazione…quando vaghiamo liberi con il pensiero sicuramente facciamo un pezzettino di strada emotiva in più!

E invece…invece è successo che riempire il tempo è diventato quasi un imperativo. Sembra che il nostro scopo sia davvero non avere minuti, ore, giorni che non siano scanditi da una scaletta serrata. Abbiamo paura della “noia”? Non vogliamo rimanere a tu per tu con noi stessi? Temiamo di lasciarci scappare qualcosa? Avere l’agenda zeppa ci sembra segno di dinamismo?

Io credo che la VITALITA’ sia anche il coraggio di concederci il tempo per quello che è, il vuoto che ci regala sorprese e stimoli, il ritmo lento di essere umani.