Leggevo tempo fa che secondo uno studio dell’Università del Minnesota le lacrime restituiscono al corpo equilibrio e benessere.

Il pianto rimuove le sostanze che il nostro corpo produce in situazioni di stress: rilassa i muscoli, allenta le tensioni, scarica le frustrazioni.

Qui parliamo forse soprattutto di quel pianto liberatorio con il quale scacciamo rabbia, delusione, amarezza.

Succede invece che spesso tratteniamo le lacrime, per vergogna, per orgoglio o per non preoccupare chi ci è accanto. Così facendo accumuliamo, gonfiamo il problema dentro di noi, esasperiamo il nostro malessere.

Sfogare un disagio, un fastidio, un’eccessiva pressione, sono al contrario ottime ‘terapie’ per ritrovare la calma, prendere le distanze dalla situazione negativa, evitare di intossicarci con cattivi pensieri. Il pianto diventa insomma comunicazione: esprimiamo quello che non va, lo tiriamo fuori, dedichiamo spazio e attenzione al nostro stato d’animo.

Dopo un bel pianto ci sentiamo meglio no?

Penso però anche alle lacrime di commozione, quelle romantiche e sentimentali che ci sorprendono davanti a un film d’amore, quando una scena di vita di struggente dolcezza ci intenerisce e ci travolge, quando ritroviamo un ricordo o rivediamo una persona cara dopo tanto tempo.

È un altro pianto. Più gioioso, colmo di emozioni belle. Sono lacrime meravigliose che non dovremmo mai e poi mai ingoiare nascondendoci. Non è debolezza, è sensibilità!

Piangere è un segnale importante di vita. È umano, prezioso.

Si dice che siano le Donne ad avere più facilmente le lacrime in tasca. Presumo sia vero. Trovo però straordinariamente forte l’Uomo che sa piangere, che non soffoca i sentimenti, che non ha paura di mostrare la tristezza o la malinconia.

Che rapporto avete voi, Amiche e Amici, con il pianto?