Se immagino una partita, l’umiltà straccia l’arroganza.

Gli arroganti hanno il tallone d’Achille incorporato. Risultano antipatici e spesso sostanzialmente idioti. A me fanno anche una sorta di tenerezza, ve lo confido, perché hanno il fiato corto, il piglio brutto, l’anima desolata.

Fanno la voce grossa, scansano la gentilezza come se fosse una malattia, non ascoltano, si credono unti da chissà quale balsamo di potenza. E poi magari sono soli, detestati, traditi alla prima occasione buona.

Presumo ignorino la magia dell’intelligenza emotiva e dell’empatia. Ecco, per questo sono dispiaciuta.

Però…però insomma qualche volta devo anch’io reprimere l’istinto a urlare loro in faccia di darsi una bella, bellissima ridimensionata. È un attimo, solo un attimo, poi ritrovo l’aplomb del Mollia Style e sibilo con delicatezza.

Comunque sono qui a tessere l’elogio dell’umiltà. Della sua dolcissima saggezza e della sua forza dirompente. Essere umili consente di imparare, di entrare in relazione con gli altri, di rispettare tutti, deboli in primis.

L’umiltà è la quintessenza della vita!

Del resto, fateci caso in qualsiasi campo, i Grandi sono persone umili.

Evviva, evviva, evviva l’umiltà, allora, anche quando i palloni gonfiati con il loro ghigno superbo sembrano essere chissà chi e andare chissà dove.

Lo so, lo so, prudono le mani. E voi legatevele! Non degnate gli arroganti della vostra stizza, ne godrebbero. Meglio trionfare su di loro con classe. Lo stile del glamour intelligente vince sempre.

Appassionatamente
Antonella