Certe volte mi chiedo perché. Perché proibirsi un gelato. Perché essere in pena per il responso della bilancia. Perché non accontentarsi mai di come siamo. Perché negarsi un momento di piacere.

Certe volte…cedo alla tentazione e me la godo.

Mi godo la tentazione e mi godo la carezza che faccio al mio spirito!

Quello del gelato è ovviamente un piccolo esempio-esca. Mi serve per entrare nell’argomento, ispira una riflessione.

Davvero, perché? Perché spesso inseguiamo qualcosa di più o di diverso da quello che ci suggeriscono semplicemente la nostra natura e l’istinto?

È chiaro che escludo le rinunce o le scelte che facciamo per salute.

Penso a tutte le maledette volte che litighiamo con noi stessi per futilissimi motivi, che lottiamo contro le nostre caratteristiche e ci sfiniamo per assomigliare a qualche modello.

E penso anche, ebbene sì, alla gioia di quel metaforico gelato che ci regaliamo.

Qualche volta ci fa tornare bambini fieri di una innocente marachella.

Qualche volta ci fa sentire l’anima meno costretta e inquieta.

Tutte le volte che ci diciamo <no> anche se vorremmo tanto urlare sììììììììììì, mortifichiamo un po’ il tempo, la fortuna e le emozioni!

E io dovrei ricordarmene.

Ricordarmi di prendere l’attimo della felicità possibile.

Voi come siete con voi stessi? Morbidi e permissivi o rigidi e restrittivi?

Che poi il ‘guaio’ vero non è come siamo con noi stessi ma come lasciamo che la vita ci passi davanti senza afferrare con gioia e dolcezza ogni occasione.