Quanti criticoni conoscete?

I criticoni non sono onestamente critici, sono lingue lunghe e biforcute.

Quindi:

-le critiche leali, aperte, sensate, educate, sono naturalmente da accettare sempre come motivo di confronto e occasione per migliorare;

-le critiche pretestuose, aggressive, offensive, immotivate, sono ‘da mettere in riga’ e soprattutto non devono compromettere la nostra serenità.

Qual è l’errore più grande che possiamo fare davanti al criticone?

Reagire malamente, d’impulso. Rischiamo solo di abbassarci al suo livello, di stressarci oltre misura, di pronunciare pensieri sbagliati, di acuire la tensione.

Replicare insulto su insulto, se siamo intelligenti, corretti e sensibili, ci fa peraltro stare male e non risolve la situazione.

Quali mosse si rivelano invece utili?

la prima è la ‘distanza temporale’ ovvero quel bel tot di respiri e di distacco (in minuti, ore, giorni) che riusciamo a mettere tra noi e il criticone. Questo ci fa sbollire la rabbia, riflettere a freddo, misurare la reazione.

la seconda è la full immersion nella parte positiva della nostra vita: dobbiamo assolutamente evitare che il criticone abbia influenza sulla nostra autostima, sul nostro morale, sulla nostra quotidianità, sui nostri buoni principi. È bene dunque durante la ‘distanza temporale’ richiamare le nostre energie sane, riepilogare valori, virtù e sacrosante ragioni, godere delle ottime relazioni con persone care, amici, colleghi rispettosi e sinceri.

la terza è la strategia di risposta. Talvolta la migliore è il silenzio. Il silenzio ignora e quindi, spesso, fa sbriciolare l’animosità dell’altro. Quando il criticone sente di non avere presa, molla la battaglia. Ci sono criticoni che non demordono? Allora la miglior risposta è un ‘attacco’ spiazzante. Lo prendiamo a tu per tu e gli diciamo con chiarezza e determinazione che non abbiamo gradito le critiche insulse e ingiustificate e non siamo disponibili a tollerarne altre. Ai criticoni impenitenti non basta ancora? Lo facciamo davanti a testimoni. Il trucco? Toni pacati ma perentori con lo sguardo dritto negli occhi del criticone. I toni pacati denotano rispetto, autorevolezza, sicurezza. Questo è ciò che li fulmina. Ne residua ancora qualcuno irriducibile? Beh, quello è da silurare con ogni mezzo…tranne, s’intende, l’eliminazione fisica eh (ahahhahah)!

La sintesi? Il criticone di solito soffre tremendamente: nutre invidia, è infelice, si sente in competizione o brama di ‘farci fuori’ con le sue stroncature. E allora? Allora è fondamentale agire con le mosse giuste per neutralizzarlo.

Ah, mi raccomando, attenzione! Per il Mollia Style il perdono è IN, la vendetta è OUT…Dunque neutralizzarlo vuol dire mettere il criticone in condizione di non poterci nuocere ma non nutrire l’inqualificabile sentimento della vendetta.