La pandemia non è un film ma quello che abbiamo vissuto assomiglia esattamente a qualcosa che non avremmo mai pensato di vivere. Il 2020, l’anno che tutti salutavamo simpaticamente per quei due numeretti tondi, pari e uguali, sarà ricordato come l’anno del Covid.

Un’atmosfera che non avevamo mai provato, un’incognita che credevamo quasi non ci appartenesse. Roba da grande schermo, appunto, se non fosse realtà. Attenuata la bufera, mentre tutto riprende gradualmente il suo corso, ci sentiamo un po’ frastornati. Infiliamo la mascherina consci non sia proprio l’ultimo accessorio di tendenza, vorremmo allungare la mano, dare pacche sulle spalle, abbracciare e stringere forte…e invece teniamo le distanze di sicurezza.

Vediamo igienizzanti ovunque e pratiche virtuose di file ordinate, ci scopriamo a lavarci le mani già lavate, impugniamo il carrello della spesa con i guanti.

Se del domani non c’è certezza, oggi è l’unico vero tempo per esserci davvero.

Però…durante il lockdown speravamo nel futuro, no?

Ecco, insomma, siamo umani sospesi in questo senso di precarietà che mai come ora ci è proprio chiaro!

«Domani è un altro giorno». A me questa frase, che il cinema ha reso celebre con Rossella O’Hara in “Via col vento” fino a diventare il titolo di un film di Simone Spada con Marco Giallini, Valerio Mastandrea e Anna Ferzetti, fa pensare alla speranza e alla vita che può riservare sempre sorprese, ma anche alla determinazione con la quale possiamo imprimere un cambiamento ai nostri giorni.

Nulla è immutabile, tutto può accadere. Finché c’è vita c’è speranza. Non rimandare a domani quello che puoi fare. Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo… Aiutooo! Fate anche voi fatica a cavarvela?

Oggi riponiamo fiducia nel futuro, non c’è dubbio, non potremmo fare diversamente. Vogliamo tirar fuori la testa da questo terribile periodo, ci aggrappiamo al futuro augurandoci sia migliore. È pur vero che proprio la pandemia ci ha insegnato che tutto può rovesciarsi in un attimo, che ci sono situazioni che non controlliamo, che può arrivare qualcosa che ci paralizza.

Un ginepraio, ammettiamolo.

Permettetemi allora di credere che ci vogliano dolcezza e ironia. Non possiamo farci travolgere da amletici dubbi, dobbiamo sfoderare la nostra passione, mescolarla all’ottimismo e spruzzarla di una moderata saggezza. Ci siamo fatti una ragione di molte cose: dei rischi, del distanziamento, delle difficoltà. Ora facciamoci una ragione dell’entusiasmo con il quale ingranare la marcia.

Umani, sospesi e precari ma infinitamente presenti! Questa piccola formuletta ci fa svegliare al mattino con la carica opportuna per fare il surf tra incertezze e sogni.

The day after è una sfida, lo so. Ma è una partita da giocare, fino in fondo. E…tornando all’atmosfera cinematografica, non siamo spettatori ma protagonisti!