Certe volte a fregarci è quel maledetto senso di inadeguatezza. Un disagio che monta subdolo. Magari arriva da lontano oppure è solo il frutto di un terribile malinteso, di una micidiale congiuntura (o forse congiura!), di un diffuso quanto intollerabile costume che ti si spalma addosso.

Congiura è una parola grossa ma cosa altro sono le insidie, gli schemi, i preconcetti e le pressioni che alcune persone tendono a brandire come spade?

Avete fatto caso a quante volte qualcuno pensa a fare bella figura screditando gli altri? A quante volte giudica la libertà altrui solo perché non ha il coraggio di viverla? A quante volte copre gli altri di occhiatacce di disprezzo solo perché non corrono sui suoi binari?

Ho l’impressione si applichi con troppa facilità un’etichetta. Magari basta una t-shirt quando tutti sfoggiano una tenuta elegante e sei subito egocentrico e trendy oppure uno sfigato. Per non parlare di molto altro. Delle idee, dei sentimenti, dei modi di vivere. Il giudizio frettoloso talvolta si abbatte come una mannaia.

E la straordinaria ricchezza della diversità dove la mettiamo? E la nostra essenza dove va a finire?

A cosa dobbiamo davvero essere adeguati?

A me scappa subito di dire al rispetto, della vita, degli altri, della propria dignità.

Poi al dovere, al dovere di non sottrarci alle responsabilità, a quello che ci siamo impegnati a fare, a quello che può aiutare altre persone.

E ancora al nostro cammino. Che è quello di umani tra gli umani.

Adeguarsi a un modello è tutt’altro. Rispondere sempre e solo alle aspettative altrui e non alla coscienza è francamente ingiusto e avvilente. Così non potremmo che perdere l’originalità, il vero dono che possiamo portare nell’orizzonte collettivo.

Non dobbiamo viaggiare a un metro da terra, mai, ma neanche farci schiacciare da un tetto che non sia il cielo. Chi ha bisogno di contenere le differenze, di soffocare l’intelligenza, di deridere la sensibilità? Sicuramente qualcuno che dovrebbe provare maggior disagio di noi. E, forse, chissà, lo prova.

La questione non è tra conformisti e anticonformisti, è semplicemente di autostima credo ma anche di moralità. Possiamo riconoscerci se abbiamo principi e valori che valutiamo sostenibili, corretti, non lesivi degli altri. Basta. Questo ci rende adeguati. O felicemente inadeguati al box nel quale qualcuno vuole infilarci a forza.

E allora usciamo. Usciamo dalla paura, dalle traiettorie, dai vincoli e sforziamoci piuttosto di essere inadeguati a quello che vogliono farci essere e fare che non ci appartiene, che ci fa orrore, che ci impoverisce.

Evviva la personalità. Evviva l’onestà intellettuale. Evviva il rispetto. Evviva lo slancio. Evviva la fiducia. Anche questo è Mollia Style: il senso dei propri limiti e il senso delle proprie possibilità, la disciplina interiore e il riguardo per lo spirito altrui.

Appassionatamente
Antonella