Pensiamo all’outsider come a chi raggiunge un risultato, consegue una vittoria, spicca e si impone in un campo, per quanto non fosse dato tra i favoriti.

Insomma un tizio che sbuca all’improvviso e sorpassa tutti. Quello fuori dai giochi che a un certo punto sale sul podio, agguanta il successo, spiazza e sorprende.

Un “non conforme”.

Normalmente crediamo che una persona non scelga di essere un outsider ma sia riconosciuta come tale. Insomma lo è in virtù di una marcia in più.

In realtà è proprio sempre così? Alla base non possiamo escludere che quella scelta, almeno in qualche misura, ci sia.

Quanto più acquisiamo la libertà di non adeguarci a tutto e a tutti, tante più probabilità abbiamo di essere degli outsider! Ecco, la reale marcia in più non è tanto quello che impariamo a fare meglio o diversamente dagli altri, ma IL CORAGGIO DI ESERCITARE LA NOSTRA DIFFERENZA.

Ciascuno di noi, in virtù della nostra unicità, è potenzialmente un outsider. Se non veniamo identificati come tali è perché viviamo la nostra vita almeno un tono sotto le nostre caratteristiche e le nostre possibilità. Siamo noi che mortifichiamo la nostra esclusiva identità!

Tendiamo a uniformarci. È l’istinto dell’animale sociale, dell’insicurezza, della pigrizia, della paura. Piuttosto che tirar fuori tutta la nostra essenza ne tiriamo fuori solo una parte o la plasmiamo sui modelli che abbiamo intorno o la costringiamo nei paletti comuni.

Arriviamo a farlo quasi inconsciamente, ogni giorno, su ogni aspetto, in ogni ambito. Nei posti che frequentiamo, nel linguaggio che adottiamo, nei vestiti che indossiamo, nell’esistenza che conduciamo, nei comportamenti che teniamo. Nella sfera privata e nel lavoro. Inseguiamo, spesso affannosamente, l’ADEGUATEZZA.

Non siamo abbastanza convinti della nostra indipendenza, non siamo abbastanza persuasi delle nostre idee, non siamo abbastanza certi della bontà delle nostre inclinazioni. Talvolta siamo perfino oppressi da uno strano senso del “pudore”: come se non fosse umano e lecito ambire ad affermare la nostra naturale diversità, come se fosse presuntuoso essere alternativi agli altri.

Stiamo lì nel consueto, in uno schema che altri hanno costruito, per non disturbare l’ordine delle cose, per non faticare controcorrente, per timore di mostrarci vanitosi. Eppure ammiriamo l’outsider!

Lo vediamo come un leader, ci piacerebbe assomigliargli, ci entusiasma il suo coraggio. Capiamo che è sereno, risolto, soddisfatto.

Sarebbe il caso di accarezzare il tesoro che abbiamo e spenderlo. Sarebbe il caso di gustarci il piacere di essere l’outsider che sogniamo. Sarebbe il caso di permetterci quel salto di ebbrezza che l’autenticità regala.

In quel salto lì c’è tutta la creatività che abbiamo, praticamente un magnifico patrimonio di opportunità che rischiamo di non esprimere mai!

Noi over 50 possiamo osare e scoprire l’outsider che è in noi: diamogli il diritto di cittadinanza a tutti gli effetti e staremo molto meglio…

Basta partire da piccole “ribellioni” che ci riconciliano con quello che siamo davvero. Invece di guardare come fanno gli altri per cercare di emergere come e quanto loro, proviamo a prendere confidenza con la nostra profonda autonomia. Avete mai provato a fare piccolissime scelte “impopolari” che si sono rivelate apprezzate da molti e hanno finito per diventare dei riferimenti di stile?

Fatelo. È un esercizio importante, scioglie, è un’iniezione di allegria e adrenalina, ci fa cogliere il potere straordinario che ha la nostra inimitabile personalità!

Si può iniziare a far pratica con cose proprio semplici e poi godersi lo straordinario risultato, su di noi e sugli altri. Un po’ come infrangere qualche sciocco tabù e sentirsi dopo sollevati e leggeri.

Se non cediamo ai nostri veri desideri non saremo mai degli outsider. Se invece facciamo pace con le nostre resistenze e ci buttiamo a capofitto, scopriamo di esserlo. E il piacere è assicurato perché l’effetto è portentoso. Troviamo un benessere fantastico e tutti si accorgono di noi molto più facilmente!