Sbagliando si impara, la saggezza popolare docet.

Perché?

Perché sbagliando…si insegna al nostro cervello a fare lezione dell’errore e a capire che appartiene a un essere umano. Sì, siamo umani e possiamo commettere sbagli. Siamo umani e possiamo apprendere grandi cose da ogni scivolone, rialzarci dopo ogni capitombolo, recuperare dopo ogni passo falso.

Non faccio l’apologia dell’errore. Rivendico però il diritto ai nostri limiti, ai nostri piccoli e grandi cedimenti, ai nostri abbagli.

Capita.

Così come capita che proprio una cantonata arrivi a illuminarci la strada.

Il vero problema non è dunque cadere in fallo ma non trarne nuova linfa.

Piangersi addosso, colpevolizzarsi ad oltranza, condannarsi irrevocabilmente, non sanerà il misfatto.

Sbagliare insegna piuttosto a rimediare.

Sbagliare insegna a essere meno impulsivi e distratti.

Sbagliare insegna a usare intelligenza, cuore e delicatezza.

Sbagliare insegna a rimboccarsi le maniche.

Sbagliare insegna a ricordarsi il valore dell’umiltà.

Sbagliare insegna a memorizzare quanto male fa accorgersi di aver combinato un guaio.

Sbagliare insegna a praticare attenzione e buona volontà.

Sbagliare insegna anche a essere meno severi e più indulgenti con gli sbagli altrui.

Sbagliare insegna l’arte della vita.

“Capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando” (Philpi Roth).