Proviamo a capire come possono stare gli altri? Cosa pensano, cosa li spinge ad agire in un certo modo, perché fanno o non fanno una cosa o un’altra?

L’empatia è una virtù grande.

Richiede attenzione, richiede sensibilità e disponibilità.

Bisogna ascoltare, bisogna riflettere.

Non è affatto facile. Spesso vediamo bianco o nero, seguiamo le nostre idee, ragioniamo in base alla nostra situazione. Non ci prendiamo la briga di immaginare quale possa essere lo stato d’animo o la condizione degli altri.

Troppe volte abbiamo in mente un solo punto di vista: il nostro. Non mettiamo in conto che ci sono altre prospettive. Non ci sforziamo di comprendere i sentimenti o le esigenze degli altri.

Qualsiasi relazione migliora quando uno riesce a mettersi nei panni dell’altro. Qualsiasi relazione migliora quando c’è rispetto di quello che l’altro prova.

Mettersi nei panni degli altri ci eviterebbe di condannare un comportamento oppure di arrabbiarci. Migliorerebbe il dialogo, ci aiuterebbe a risolvere i conflitti. E ci arricchirebbe, tanto.

In fondo ognuno di noi vorrebbe che gli altri sapessero cogliere le nostre ragioni e le nostre motivazioni o intercettare i malesseri che giustificano un errore, un limite, un brutto atteggiamento. Ecco, dobbiamo sforzarci di essere i primi a sviluppare empatia!

Se ci pensiamo bene, allevieremmo molte sofferenze, nostre e altrui. Saremmo più vicini, gli uni agli altri. Oggi più che mai credo che sia un cammino da fare. Serve comunicazione, serve solidarietà, serve condivisione.

Purtroppo viviamo di corsa, assorbiti dal nostro microcosmo di problemi, di convinzioni, di percorsi. E questo ci devia frequentemente da quell’umanità indispensabile per essere sempre pronti a calarsi in panni diversi dai propri. Oltre al nostro naso, ci sono milioni di sfaccettature che non dobbiamo perdere e non possiamo calpestare.