I nostri nonni e forse anche i nostri genitori attribuivano alla stretta di mano un valore enorme, praticamente assoluto. Siglava una promessa, sottoscriveva un contratto. Era un impegno.

Ma usavano come noi la stretta di mano anche per presentarsi e per salutarsi. Un gesto formale ma cordiale oppure un caloroso piacere. Le mani che si incontrano in effetti non sono un abbraccio complice e confidenziale ma danno l’idea della vicinanza, dell’incastro. È un vero contatto. Talvolta il primo, quello che ci fa ‘fiutare’ chi abbiamo di fronte. Può essere in un’occasione di lavoro, a una festa, a casa di amici, al bar. Non importa dove, importa come.

Già. Quante volte parliamo di sensazioni a pelle?

Giusto o sbagliato che sia, fidarsi della prima impressione, spesso è proprio quella che determina il corso di una relazione.

Il primo approccio infatti ci trasmette emozioni positive o negative che ci restano in qualche modo incollate addosso.

Fate caso alla stretta di mano?

Io moltissimo.

Adoro quella detta ‘di uguaglianza’: leale e vigorosa. Le due mani si incontrano perpendicolarmente e il movimento della “stretta” ha moto verticale: dalle quattro alle sei scosse di braccia. Indica apertura, presenza, gentilezza, rispetto. È il preludio a un’intesa corretta, a una relazione garbata, a un confronto Mollia Style ovvero cuore&cervello.

Faccio una fatica terribile a sopportare la mano molle, la mancata presa. Resto perplessa davanti alla mano sfuggente che porge appena le dita. Del resto non applaudo alle morse dominanti.

Quando incontro qualcuno che già conosco è meraviglioso se mi stringe la mano destra e calorosamente la avvolge con la sinistra. Un moto di stima e affetto.

Non giudico drasticamente, è ovvio.

Posso capire che qualcuno abbia l’artrosi, vada di fretta, sia timido e insicuro. La mano floscia può insomma avere le sue giustificazioni, per carità. Il campanello d’allarme però è lì a tenermi in allerta.

Il tocco che mi conquista nella stretta di mano che sento sulla mia lunghezza d’onda è il sorriso di uno sguardo diretto ma non sfacciato e arrogante. Avete notato quanto è accattivante qualcuno che al primo saluto manifesta una franca giovialità?

Il modo in cui ci presentiamo, salutiamo, accogliamo qualcuno vale molto di più di un biglietto da visita. E vale la pena prestarci attenzione. Sempre.

Ringrazio Silvana e Mariella che ieri sono venute a laFeltrinelli express di Torino Porta Nuova per incontrare me e Carla Greco, autrice del libro “Dal dolore alla felicità” edito da Le Due Torri.