Da più parti si è sollevato il vento contrario alla cultura del benessere e al self help. Andiamo sempre a corsi e ricorsi, no? Forse perché tendiamo ad esagerare, ad esasperare tutto, nel bene e nel male.

Siamo sempre accanitamente PRO o CONTRO, bianchi o neri…come se le zone di grigio non restassero, a prescindere dalle nostre persuasioni.

La cura di sé, la qualità di vita, l’autoefficacia, il pensiero positivo e tutto il portato di una filosofia che ci ha sollevato (non poco!) umore, morale e visione, pare siano diventati una sorta di <ossessione> pericolosa. Il dito è puntato sui social media e comunque sui modelli cui tendiamo che, se non riusciamo a raggiungerli, ci fanno sentire ancora più inadeguati.

Io credo che il rischio deriva appunto dall’eccesso. Da quella sorta di estremismo che in ogni caso è un errore. Da quella mania di accalorarci per qualcosa perdendo di vista il resto. Dalla superficialità con la quale capita di fare scelte o affermazioni.

Non vi è nulla di male in una cultura del benessere ma forse dovremmo intenderla, come amo di più, come cultura del BenEssere. Questa infatti ci aiuta molto a coltivare la nostra unicità, a nutrire la nostra personalità. Non ci fa fermare alla forma ma ci fa prendere a cuore il nostro spirito.

Penso alla sofferenza come a un tesoro…No, non perché mi piaccia provarla o augurarla, tutt’altro! La sofferenza è un tesoro perché è il bacino da cui attingiamo sensibilità. È quella che ci rende umani. Tiene vivi e profondi i nostri sentimenti, ci tiene lontani dalla smodata idea di una vita di perenne allegria, bellezza, soddisfazione, serenità.

Ci sono cose buone e cose cattive, ci sono momenti gioiosi e momenti tristi, ci sono successi e difficoltà. E ci sono anche stati d’animo che non riusciremo mai a piegare alla logica di una felicità facilità.

Forse vorremmo tutti stare bene e veder star bene gli altri ma la consapevolezza che non è così che non possiamo mai perderla. Fa bene star male talvolta anche per dare valore e godere in pienezza i giorni in cui stiamo bene. Fa bene star male per capire come possono stare le persone in preda ad affanni e pene. Fa bene star male per ricordarci di quando dobbiamo e possiamo fare per lenire un po’ le nostre ferite.

Tutto è possibile e impossibile. Dipende dal caso, dipende da noi, dipende da una combinazione che governiamo o non governiamo. Quello che possiamo fare, se mai, è cercare di essere noi stessi, quando stiamo bene e quando stiamo male.

Certo il discorso è molto più complesso e anche più delicato.

La battaglia contro il benessere ad oltranza ha le sue sacrosante ragioni.

Spingendo troppo il piede sull’acceleratore siamo diventati individualisti, egoisti, concentrati sulle nostre condizioni. Abbiamo lasciato indietro persone e slanci. Abbiamo ritenuto un diritto inviolabile l’attenzione a noi stessi, anche quando ciò andava a scapito delle persone che ci vivono accanto.

BenEssere forse può aggiustare il tiro, ridimensionare le pretese, riequilibrare i desideri e i sogni. Nel BenEssere non pensiamo mai soltanto a noi stessi, ci ricordiamo che esistono valori e principi da non tradire.