Quanto conta quello che gli altri pensano di noi? Questa è una di quelle domande che ci fanno venire subito in mente ‘i criticoni’, vero? Quelli dal giudizio facile, quelli che pensano di poterci etichettarci in qualche modo con estrema facilità, quelli che credono giusto e possibile descriverci come se ci conoscessero come le loro tasche.

Ma il mondo non è fatto solo di criticoni, è fatto di situazioni e persone nelle quali il parere su di noi matura inevitabilmente e senza cattive volontà: capita in chi vuole ‘sceglierci’ come partner o come amico, capita in chi deve valutarci per motivi di lavoro, capita in chi deve decidere se quanto fidarsi di noi.

Dovremmo dunque fare un po’ di distinzione e ammettere che è importante anche ciò che di noi arriva agli altri.

E non parlo di apparenza. Alludo ai nostri comportamenti, al modo in cui ci porgiamo, a quello che esprimiamo nei gesti, a parole, con le scelte di vita.

Il problema se mai resta il peso, che diamo al pensiero altrui.

Quanto ci condiziona, ci ferisce, ci blocca?

Saranno la nostra serenità e le nostre fragilità a dare più o meno valore e spazio a ciò che gli altri dicono di noi… E poi, gli altri chi? Possiamo dare credito alle persone che ci amano, alle persone che stimiamo per qualità e correttezza, a chi è competente in certe valutazioni, possiamo darne assai meno ai criticoni di professione no?

Se è vero che siamo quello che siamo ma siamo anche quello che riusciamo a trasmettere, forse potremmo impegnarci a usare una piccola, preziosa bilancia. Senza l’ansia di dover accontentare tutti o di dover essere all’altezza di tutto, potremmo insomma cercare di considerare il pensiero altrui in termini più obiettivi e pacati possibile.

Quando una moglie, un compagno, un amico fidato ci fanno notare qualcosa di noi che potrebbe essere corretto e migliorato, facciamo bene a fargli posto sulla bilancia. Senza rancore e amarezza, accogliendo il consiglio, prendendo nota della possibilità, riflettendoci su.

Quando comprendiamo che qualcuno ci scaglia invece addosso solo una nota acida e infondata, allora non sbagliamo a non metterla sul piatto della bilancia…

Questo processo di selezione degli altrui pensieri su di noi ci fa crescere. Ci aiuta a non scartare le sane e autentiche opportunità di evoluzione e a non finire nel tritacarne di chi sputa gratuite sentenze.

Quanto conta quello che gli altri pensano di noi?

Probabilmente nessuno di noi è nato per non essere scalfito da niente e ognuno di noi può trarre giovamento dalle oneste e valide impressioni altrui… Ecco dunque che può contare molto o poco ma quello che è davvero importante è che la nostra vita non sia in balia di questo.

È semplice dare il giusto peso? Direi proprio di no. Passa dalla nostra autostima, dalla nostra sensibilità, dalla bontà delle persone che incrociamo, dai casi in cui gli altri hanno una sorta di diritto di parola e da una serie forse infinita di variabili.

Mi piace molto, forse proprio per questo, dare il via a questo delicato argomento.

Voi cosa ne dite?