Dovremmo essere così grandi da non offendere e così nobili da non sentirci offesi.
(Abraham Lincoln)

Il più delle volte non siamo così grandi da non offendere e così nobili da non sentirci offesi eppure la riflessione di Abraham Lincoln dovrebbe risuonarci in testa incessantemente.

Evitare le offese non è solo prova di rispetto e gentilezza verso gli altri, è atto di forza. Significa essere abbastanza saldi da non averne alcun bisogno e da non trarne alcun piacere. Ogni volta che incappiamo nell’offesa che ci sfugge, dovremmo recitare un piccolo mea culpa, ricomporre le nostre risorse, le nostre energie, i nostri buoni propositi, farne lezioni per scrollarci di dosso la tentazione di proseguire.

Quando invece riceviamo l’attacco dovremmo proprio fermarci a riflettere attentamente. Nella stragrande maggioranza dei casi, quando siamo noi le vittime, dall’altra parte c’è una debolezza spaesata e prepotente, che si muove a tentoni, che fa gesti inconsulti, che grida disagio.

Provate a farci attenzione.

L’offesa è una difesa, un riflesso a un insulto, a uno sgambetto, a una parola sgarbata, a una scorrettezza, oppure un moto di invidia, di rabbia, di malanimo, di insoddisfazione.

Non contiene alcunché di risolutivo, di positivo, di efficace.

L’offesa insomma è solo un dannato scivolone.

Umano. Molto umano.

Dobbiamo però imporci di ricordare che è altrettanto umano piegarsi a raccogliere e buttare la buccia di banana, medicarsi la ferita e guardare oltre, guardare avanti. Questo non ci renderà mai impermeabili all’insulto e all’accanimento insensato, lo so bene, molto bene. Potrà però aprire una porta a un sentimento bellissimo: quello della pietà.

Chi ci offende ha davvero infinito bisogno di pietà. Magari attraversa un brutto momento oppure vorrebbe tanto emularci ma non ce la fa oppure non sa come altro emergere e farsi notare oppure non ha strumenti intellettuali ed emotivi per capirci o non conosce modalità migliori per esprimersi…

Del resto anche quando offendiamo noi, pur solo per proteggerci, per reagire all’offesa ricevuta, per non soccombere alla violenza verbale altrui, meritiamo pietà. Siamo stati stolti e fragili. Abbiamo creduto con ciò di “non farci mettere i piedi in testa”, in realtà siamo solo caduti nella trappola di dare importanza, di assecondare un circolo vizioso, di dare pane ai denti furibondi.

Non ne usciamo sani e salvi. Ne usciamo con un rimpianto in più: quello di aver perso un’occasione di serenità.

Alimentare le frustrazioni ci fa solo correre il rischio di finire frustrati.

La pietà invece non è mai un pericolo. Anzi, è una straordinaria virtù, un’iniezione vitale di BEN-ESSERE. Ci sto lavorando. Ci sto lavorando molto. In onore al glamour cuore e cervello degli over 50 Mollia Style. Faccio fatica e barcollo…ma non mollo!

Anche questo fa squisitamente parte del cammino fantastico out of the comfort zone. Fuori. Fuori dagli schemi deprimenti, opprimenti, sfiancanti e infruttuosi.