Prima di giudicare…prova a considerare che non è necessario.

Non siamo migliori se giudichiamo gli altri peggiori. Non abbiamo la verità in tasca per sapere ciò che si cela in ognuno. Non ci sentiamo meglio se disprezziamo qualcuno.

Possiamo non essere d’accordo ma rispettare. Possiamo prendere le distanze da chi non ci piace senza con ciò giudicarlo. Possiamo ritenere che qualcuno sia in errore e farglielo notare senza il tono sprezzante di chi si erge a giudice.

Spesso, se giudichiamo, sbagliamo.

Sbagliamo perché magari sappiamo poco o nulla di una persona e di una situazione. Sbagliamo perché ci sfugge quello che sta provando, quali ragioni la motivino, quale pene abbia nel cuore. Sputare sentenze non ci rende onore.

Facciamo un passo indietro, mordiamoci la lingua, tratteniamo l’impulso.

Perché giudicare?

Spesso capita a noi, di essere vittime del giudizio. Il giudizio ingiusto e frettoloso di chi non conosce il nostro percorso, i nostri pensieri, i nostri stati d’animo. Soffriamo. Vorremmo invece comprensione, silenzio, complicità.

Ecco, forse giova imparare a ricordare questi momenti per non cadere nella tentazione di farli subire ad altri.

Del resto ogni giudizio cela una debolezza. Che senso ha sentirsi forti di un’offesa, di un’etichetta, di una valutazione tranchant?

A me sembra opportuno ritrovare il gusto del Ben-Essere, anche quando costa un po’ fatica. Il gusto di moderare i termini, ad esempio…che non è solo un esercizio di stile ma anche un atto di attenzione, di grazia, di misura.

Il giudizio è un vizio. Pessimo. Un vizio che ferisce con una violenza cieca. Un vizio che fa tabula rasa della ricchezza delle diversità e dell’opportunità di confrontarsi, capire e interagire con chi è diverso da noi.

Prima di giudicare…fai uso di un pizzico di dolcezza, di eleganza di pensiero, di pietà, di dubbio, di prudenza. Mettere in “forse” le proprie certezze è una grande dimostrazione di intelligenza.