Tu portami via
Dalla convinzione di non essere abbastanza forte…

Portami via dai momenti
Da questi anni invadenti…
Da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia

(Fabrizio Moro)

Forse queste strofe le ricordate tutti, sono tratte dalla canzone “Portami via” di Fabrizio Moro.

TAKE ME AWAY

Io sono una giramondo, se posso non perdo occasione per viaggiare. Ma qui il riferimento è diverso. Molto diverso. Penso al desiderio di fuga. Credo sia balenata a tutti qualche volta l’idea di scappare da tutto e tutti no?

Magari vagheggiando la quiete assoluta di un’isola deserta. Oppure immaginandosi immersi in chissà quale avventura on the road. O, semplicemente, a gironzolare, senza meta. Forse solo a cercare se stessi.

Allontanarsi. Uscire dalla routine. Rompere gli schemi.

Nell’immaginario è un po’ come rinascere. Rompere con il passato, ricominciare da zero. Può capitarci perché siamo stanchi, oppressi, oberati da troppe responsabilità. Può capitarci perché non ci sentiamo bene nei nostri panni. Può capitarci perché siamo stufi e annoiati dal circolo vizioso dei nostri giorni. Può capitarci perché ci crogioliamo in un sogno (im)possibile di felicità.

Penso sia umano. E forse ci aiuta un po’, gridarlo sulle note di una canzone. Fantasticandola come una possibilità. Giocandoci su con una fotografia che ha tutta l’aria di portare sotto quella didascalia: take me away.

Alle volte insomma vorremmo fare spallucce, scrollarci tutto di dosso e partire. O, meglio, sparire. Scombinare le righe, uscire dai binari, cambiare aria. Questa è la vocina che certe volte bussa, ci fa il solletico, insiste.

Nulla di razionale, tante volte è solo un po’ di sovraccarico o forse una sorta di scontentezza repressa. Qualcosa che assomiglia a un’insoddisfazione che talvolta, birichina, fa capolino sotto forma di invito ad “evadere”. Già, si presta proprio all’immagine dell’evasione in grande stile!

Del resto è bello rifletterci anche nella versione sentimentale…: amore, portami via. Perché l’amore ci salva, ci porta in un’altra dimensione, ci sottrae al dolore. O almeno questo è quello che il nostro cuore chiede e romanticamente crede.

Secondo me fa comunque bene parlarne, di voglia di darsela a gambe levate!

Fa bene perché parlarne è come sputare il rospo, sentirsi meno soli e incompresi, sciogliere il nodo che stringe la gola. Possiamo magari riuscire anche a sdrammatizzare, quel dannato momento in cui la valigia, invece del felice preludio a una vacanza, è una specie di fagotto in cui vorremmo riporre due cose di fretta e prendere il largo. Ma per andare dove, poi? Per andare a quel paese! Ebbene sì, sforziamoci di ridere, di allentare la tensione, di prenderci bellamente per il naso.

Nello stesso tempo approfittiamone per riflettere.

Alle volte l’impulso è un segnale forte e chiaro: ci serve una TREGUA.

Per qualcuno un’oasi di serenità, per altri una botta di vita. Dipende. Un periodo o una situazione possono starci stretti per una sfilza di motivi. Magari ci tarpano le ali, ci affliggono il morale, ci stremano le forze, ci fanno arrabbiare oltre ogni misura.

Escludendo realmente la fuga, che facciamo? Forse i bagagli mentali! Come cercare qualche conforto, una condivisione, un attimo di solitudine, una piccola deviazione salutare…una scintilla che ci rimetta in carica.

Però, diciamo la verità, il take me away resta lì, come quei segreti tenuti sotto chiave ma spesso accarezzati. Come un’attrazione forte che talvolta arriva a lusingarci, molto. Del resto siamo creature in carne, ossa, attimi di cedimento e desideri più o meno confessabili!