Mi sono imbattuta per caso in un articolo da capogiro di Maria Teresa Veneziani sul Corriere online.

Parla di vecchiovani: il popolo di eterni adultescenti che non vuole mollare e crescere.

Sono quelli della cura maniacale del corpo, ossessionati da diete e lifting, in competizione perenne con la gioventù. Uno degli emblemi citati è il buon Gianluca Vacchi, modello per eccellenza del mito di un enjoy super brillante.

Sono quelli che varcata la soglia dei 50 anni cercano disperatamente la formula magica per restare splendidi fanciulli e fanciulle.

Le parole, intelligenti e toste, della Veneziani mi hanno fatto ridere e insieme riflettere. Siamo finiti tutti un po’ vittime di un’impronta sociale votata alla bellezza e alla giovinezza però…c’è un limite che non possiamo valicare, no? Possiamo umanamente aspirare alla nostra vita di adulti glamour senza consegnarci al ridicolo.

Mi convinco sempre di più che il punto è proprio questo: saper godere la propria età! Non essere brutte copie del passato ma originali del presente!

Ambire ad invecchiare ‘bene’ è un proposito da assecondare. Quello che possiamo invece serenamente bandire è la foga di apparire quelli che non siamo più o non possiamo essere.

Perché ho riso? Perché per quanta tristezza ci sia in questa fatica di accettare la maturità, l’idea dei vecchiovani che si dannano di sudore e diete per mantenersi asciutti e aitanti al cospetto di chi è felice alla tavola degli amici con un sorriso che fa le rughe al punto giusto resta una bella lezione di comicità che dovrebbe aiutarci a liberarci un po’ dall’oppressione della vanità.

Il rischio, in effetti, è che più ancora che vanità diventi proprio stupidità.

Chi sta davvero bene? Chi si diverte di più? Chi se la passa meglio?

Certamente chi non si fa stritolare dalla spina nel fianco delle apparenze.

Lavoro su questi pensieri. Lavoro su me stessa.

Bisogna cercare di ridere…non di far ridere. Lo dico ridendo, naturalmente.