Pesavo 85 chili. Ero una ragazzina presa in giro e resa goffa da quelle forme abbondanti. Ve l’ho raccontato nella mia storia di apertura del blog.

Vi ho anche raccontato che sono poi dimagrita e diventata adulta con la piccola grande ossessione di non tornare a confrontarmi con la bilancia esuberante.

Ho sofferto. Ho sofferto molto. Nell’età in cui vuoi essere carina e accettata da tutti, sentirsi sbeffeggiare è un’esperienza dura, durissima. Dura e durissima come altre situazioni di disagio della delicata adolescenza.

Il mio nemico era il peso. L’hanno reso odioso, ai miei occhi, le frasi di scherno e lo specchio che non mi restituiva magra come molte altre coetanee.

Ho deciso che avrei coltivato il rispetto e la delicatezza. Quando mancano diventiamo davvero elefanti in una cristalleria: feriamo gli altri atrocemente.

Ho imparato allora, cosa vuol dire avere un ‘nemico interno’.

Ho imparato che digrignare i denti serve solo a far aumentare la fame. Il nemico ero diventata io: io che ingurgitavo più del dovuto, io che non mi piacevo.

Logorarsi nella tristezza e nel dolore non serve. Il nemico interno, famelico, si nutre della nostra debolezza. Bisogna affrontarlo con determinazione dolce. Bisogna prendersene cura. L’ho capito sulla mia pelle. Ero ormai magra ma non mi bastava, non mi accontentavo. Scappavo dal cibo e ho rischiato la vita.

Il nemico ero ancora io che non mi volevo bene.

Mi sono salvata e ho imparato. Imparato a prendere il mio nemico amorevolmente. Perché lui non era che io. Io che dovevo fare attenzione a me. Io che dovevo trattarmi bene. Io che non dovevo distruggermi, ma distruggere lui.

Anche oggi, quando l’assillo dello specchio mi sorprende, trattengo il fiato e mi rabbuio. Non devo e non voglio più ricaderci. Io e i miei neuroni, a 54 anni che vanno verso i 55, dobbiamo inseguire il ben-essere e la personalità.

Glamour cuore e cervello!