Il punto non è soltanto che l’apparenza può ingannare, la questione è più grande: ogni apparenza ci rimanda un’impressione, è naturale, ma non dobbiamo mai fermarci lì. Sotto la superficie c’è molto di più, c’è altro da quello che si vede.

Non soltanto non abbiamo il diritto di giudicare, spesso è sconveniente e inopportuno per il nostro buon senso!

In tempi di social media, siamo tutti più esposti che mai. Tracciati ed esposti. Le nostre foto e le nostre parole in rete viaggiano alla velocità della luce e ciascuno rischia di credere di conoscere le persone da un’immagine o da una frase.

Purtroppo talvolta questo sfocia in ferocia. La ferocia con la quale qualcuno è letteralmente bollato per ciò che pubblica, per come si veste, per i luoghi in cui è avvistato.

Questa bolla di immagini in realtà può innanzi tutto essere un grande tranello.

Non è tutto oro ciò che luccica!

Se vediamo una tizia con la borsa griffata da parecchi zeri, dobbiamo ricordarci che più che un gusto o una possibilità di spesa, può essere uno specchietto per allodole. Così come scatena critiche, scatena emulazione… e i guru del marketing e della persuasione lo sanno benissimo!

Se vediamo i vip con un certo look o una certa posa non è così automatico conformarsi, è una nostra scelta. Non è trendy, è ciò che ci viene mostrato tale!

È addirittura sostenibile che qualche volta dietro “all’ostentazione costruita” ci sia la volontà di farci sentire out. Out se non stiamo al passo, out se non facciamo le stesse cose, out se non possiamo permetterci un certo tenore di vita. E certe campagne punzecchiano eccome!

D’altra parte c’è anche un’altra dimensione. Quella personale, messa a dura prova da ciò che impera: per anni lo storytelling sulla bellezza, sulla ricchezza, sulla libertà, sulla felicità, ci ha propinato modelli da sogno. Ci ha indotto a desiderare e a inseguire qualcosa…essere perfetti, essere bravi, essere ammirati.

Quasi come se “suscitare invidia” fosse un piacere.

Farsi un selfie a New York è diventato quasi più figo che visitarla, vero?

Via di questo passo, grattando la patina di ciò che ci scorre sull’iphone, ci rendiamo conto che c’è un mondo oltre, dentro e dietro. Un mondo di pensieri e situazioni che ci illudiamo di capire e invece potremmo non capire mai compiutamente.

Ci siamo abituati, maledettamente, a semplificare. E invece dobbiamo tornare a concepire la COMPLESSITA’. Perfino il nostro sorriso non è detto che racconti serenità! No, possiamo avere sul cuore il peso di un dolore sconfinato e sorridere a favore di click. Possiamo avere un patrimonio da capogiro e mostrarci con il bel guardaroba della bancarella. Possiamo esibire grandi qualità morali e essere squallidi personaggi nella vita vera.

E poi e poi….

E poi siamo fatti di milioni di sfumature che non possono essere colte al volo da chi ci intercetta in un quadratino colorato sul cellulare. Forse il vestito costoso che indossiamo ce l’ha prestato un’amica. Forse nonostante la vanità siamo anime meravigliose. Forse usiamo parole calde ma abbiamo un cuore gelido. Forse il viaggio alle Maldive l’abbiamo vinto in premio. Forse amiamo la gallery perché ci fa superare timidezze e insicurezze.

E poi siamo anime in cui convivono tanti momenti, tanti aspetti, tanti pregi, tanti vizi, tante situazioni. A furia di giudicare senza approfondire, ci siamo impoveriti…e talvolta inviperiti.

Non è un gioco. È qualcosa che mette in pericolo la nostra umanità.

Attenzione. Facciamo attenzione alla mistificazione. Facciamo attenzione a quei “dettagli” estrapolati dal contesto che ci confondono, che ci fanno credere ciò che non è. Smettiamola di fermarci al singolo scatto, alla singola frase, al singolo fatto. Allarghiamo l’orizzonte! Molte volte, con grande probabilità, la macchina fotografica inquadra un frammento di molto altro che ci sfugge.