Non mollare. Di questi tempi è proprio un imperativo.

Non mi addentro sulle questioni del Coronavirus, naturalmente. Prendo solo spunto perché nei momenti difficili, quando avvertiamo un profondo senso di incertezza, quando ci sentiamo in qualche modo in gabbia, pensare di non mollare è difficile. Vorremmo una soluzione che piova dal cielo, l’aiuto provvidenziale di chi crediamo possa risolverci ogni cosa, la via d’uscita a portata di mano.

Ci sentiamo improvvisamente deboli, siamo smarriti.

Capita a tutti, prima o poi. Capita di avvertire disperazione o paura o tensione, a livelli insostenibili. Capita di avere voglia di gettare la spugna.

In realtà credo che non dovremmo vivere perennemente una prova di forza. Le nostre fragilità sono umane, la vita non è tutti i giorni uguale e possiamo trovarci in un periodo veramente faticoso. Ammettere i nostri limiti, chiedere conforto, barcollare e qualche volta cedere, è normale!

Non possiamo indossare una corazza che ci protegga da tutto, non possiamo avere sempre le risposte giuste, non possiamo conoscere solo la serenità.

Il disagio può darsi ci aiuti, per molti aspetti:

-magari a trovare nuovi riferimenti, nuove occasioni;

-magari a riavvicinarci alle relazioni;

-magari a tentare strade non battute.

Out of the comfort zone. Rifletto parecchio su quello che sembra un salto nel buio e in realtà è solo l’infinito dell’esistenza.

Quando diciamo che niente capita per caso ci rendiamo conto che il “destino” ha sempre in serbo un fitto disegno di storie che si svela ai nostri occhi increduli. Non mollare significa allora questo. Sapere che tutto può succedere, che forse non dobbiamo abbatterci, che lottare significa barcamenarsi come meglio ci riesce. Non abbiamo super poteri ma possiamo avere fiducia. Invece di essere spaventati dai risvolti, dalle sorprese, dalle evenienze, proviamo a puntare su quello spazio libero e inesplorato che sta fuori dalla comfort zone.

L’insolito che vediamo come il male, la rottura di un percorso, la rivoluzione dei nostri programmi, talvolta è solo un passaggio. Un passaggio necessario o inevitabile. Qualcosa che dobbiamo semplicemente accettare o qualcosa che ci porterà altrove. Noi over 50 stagioni ne abbiamo viste, respirate, superate tante. E talvolta ci aggrappiamo al passato, al noto, alle abitudini, a quelle che riteniamo certezze. Invece anche per noi c’è solo un tempo: il PRESENTE. E non è il tempo della comfort zone. È il tempo di ciò che succede, è il tempo di ciò che siamo.

Nonostante i problemi.

Forse siamo convinti di non essere fatti per l’emergenza. E ne siamo convinti perché ci opponiamo al cambiamento, perché accumuliamo timori e consuetudini. Se ci lasciamo invece andare possiamo scoprire che abbiamo molte risorse nascoste. Non è fatalismo, non è “sarà quel che sarà”, è anzi convincersi che adesso spetta a noi non mollare. Ecco, nei momenti bui non muore la speranza. Non può morire. Ma non è una speranza cieca, è la volontà di tenere le redini in mano. Comunque vada.