L’unica certezza che abbiamo è quella di essere UNICI.

Lo dice la scienza, senza alcun dubbio. Assodata questa verità inconfutabile, il concetto di perfezione-imperfezione è naturalmente relativo. Dipende da una quantità di variabili, dal tempo e dallo spazio, dalla cultura e dai principi che prendiamo a riferimento.

Accertato peraltro che siamo UMANI e per ciò stesso precari e fallibili, l’ansia da (im)perfezione dovrebbe trovare pace alla velocità della luce.

Se la vita è un viaggio, se possiamo migliorare, maturare, evolvere, è anche vero dunque che non dobbiamo vivere la CRESCITA PERSONALE come una ricerca affannosa e stressante. Anzi…vade retro, angoscia!

Tante volte, sul lavoro, in formazione professionale, nella vita, rischiamo di vedere gli obiettivi come un diktat. Praticamente questo atteggiamento mentale è l’anticamera della frustrazione, della delusione, dell’amarezza. Ci basta mancare un traguardo e andiamo in tilt.

Per carità, NO.

Secondo me la crescita deve essere SOSTENIBILE, solo così risponde all’unicità e all’umanità. E solo così…è variegata come noi. In effetti ognuno di noi è portatore di un patrimonio esclusivo che, messo a frutto, diventa potenza per tutti.

Del resto il tesoro delle differenze non può e non deve andare perduto!

Io credo che una sana crescita personale sia insomma guidata dalle nostre inclinazioni, dai nostri desideri, dai nostri valori. Insomma deve rispondere al nostro Ben-Essere, non a un modello da raggiungere. Attingiamo dal nostro bacino e sviluppiamo qualcosa diversamente da chiunque altro.

Detto ciò, rivisitiamo l’idea di (im)perfezione in una chiave molto più leggera e, paradossalmente ma non troppo, più efficace e produttiva. Una chiave che invece di incalzarci forzatamente a un passo in più, ci rasserena. Quanto riusciamo a Essere e Fare deve in definitiva darci gioia e soddisfazione, mica essere un tormento quotidiano!

In un altro post parlavo di VINCERE LA SFIDA accettandola e affrontandola perché la vittoria non è riuscire ma provare il possibile, dare il meglio di noi, credere nelle nostre possibilità. Ecco che tutto torna. Fare bene ci fa bene: è questa la vera MOTIVAZIONE!

Quando entriamo in questa modalità, l’(im)perfezione diventa la nostra cifra: è da lì che iniziamo a lavorare, riconoscendola e decidendo cosa farne. Smussarla? Esaltarla? Incanalarla nella giusta direzione?

Sapremo chi siamo e quali carte abbiamo, avremo voglia di giocarle senza tensioni negative. Ci affrancheremo anche dal peso, sciocco e inutile, del giudizio altrui e della spasmodica gara. Una camminata libera, fiera, positiva.

Over 50 si è anche per queste piccole, grandi lezioni apprese dalla vita, no?