A chi mi chiede perché mai mi è venuto in mente di fare un week end a Bucarest, dico la verità: essenzialmente perché avevo un biglietto aereo, andata e ritorno, a 24 euro e due notti a 100 euro al Grand Hotel Capitol, per un totale – quindi –  di 124 euro.

Il Grand Hotel di Bucarest è uno dei posti più belli in cui sono stata: forse, ma non sono sicura, lo batte l’Hotel Paris di Praga.

Convinta che Bucarest non fosse una città entusiasmante perché spesso snobbata dal turismo e per via del mio immaginario personale, pur di non starvici, ho prenotato un tour per la Transylvania: destinazione castello di Peles e castello di Bran (direttamente a casa di Dracula!) e, per finire, a Brasov, una delle 4 significative Citta della Regione rumena.

E ho sbagliato. Perché? Perché nelle poche ore che ho avuto a disposizione per visitare Bucarest (da un tardo pomeriggio fino a mezzanotte a una mattina dalle 8,30 alle 13) ho capito che Bucarest conserva tracce di un passato importante, vive un presente ricco di proposte culturali e artistiche e sembra pure guardare al futuro con ottimismo.

Ho respirato un’aria profonda di classe e signorilità e forse questo è il motivo per cui Bucarest tanto piace al Molliastyle.

Considerata la logistica, la perlustrazione della Città parte dalla Old Town (il Grand Hotel si trova proprio alle sue porte e a pochi metri dalla Piata Revolutiei con il suo monumento della Rinascita che rappresenta la disfatta del Comunismo.): qui, siamo nel suo cuore antico ove  sono conservati tutti i “gioielli” di Bucarest. Troviamo la Chiesa più datata, la Biserica Curtea Veche, del 1559, ove sono stati incoronati alcuni principi rumeni; la piccola e deliziosa Chiesa di Stavropoleos e, più a nord, la Banca Nazionale di Romania ospitata in un edificio neoclassico francese con colonne corinzie e, all’interno, un grande salone centrale.

Nel centro storico, in un suggestivo groviglio di strade e stradine, convivono locali alla moda, negozi di antiquariato, gallerie d’arte, abitazioni lussuose e antiche rovine. Una di queste è quella della Corte della Principessa voluta da Vlad Tepes, principe di Valacchia cui la tradizione fa risalire la vera identità di Dracula.

Il centro pullula anche di ristoranti di cucina tipica del luogo, a base di carne, pesce e verdure. Ovviamente, non mi sono fatta scappare l’occasione di entrare nel tanto elogiato “Caru Cu Bere”, situato all’interno di un edificio storico pazzesco (in ristrutturazione all’esterno): è la più vecchia birreria di Bucarest. Verso le 21,30 inizia un rituale a suon di musica dal vivo: in sfilata escono in mezzo agli avventori, i cuochi, i camerieri e il manager del locale per presentarsi e dare il loro personale benvenuto. Nel contempo, oltre a mangiare e a bere, puoi anche unirti alle danze. È sempre molto affollato: prenotate o rischiate di non trovare posto.

Domenica, appena prima di ritornare in aeroporto, sono stata dove non avrei potuto non recarmi (per la verità, venerdì sera ero già andata a sbirciare di notte, troppo curiosa di vederlo illuminato): al Parlamento. Si trova sulla riva destra del Fiume Dambovita che divide in due Bucarest.

Sapete che è il secondo edificio amministrativo più esteso del mondo, dopo il Pentagono? È un’eredità dell’impero comunista (ne ordinò la costruzione il dittatore Ceausescu) e per avere gli spazi necessari a realizzarlo c’è voluta la demolizione di un quinto dei palazzi storici di Bucarest.

I rumeni doc odiano e amano il Palazzo: durante la costruzione l’intera economia del paese confluì nel palazzo stesso, si utilizzarono esclusivamente materiali rumeni, come il prezioso marmo. Nel contempo sanno che è fonte di turismo, cioè di economia. Pensate che pure le celebrità hanno un debole per questo luogo: Michael Jackson terminò qui una conferenza stampa esibendosi in un moonwalk!

Prometto che tornerò, a Bucarest. Devo rimediare all’errore di averla relegata a una visita lampo.

Prossimamente vi parlerò della Transylvania, ora però vi esorto, con tutto il glamour cuore&cervello possibile a…andare a Bucarest!!!

 

 

 

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