Sappiamo che l’animalier è ufficialmente approdato nel mondo dell’alta moda nel 1947, in una sfilata Christian Dior e che da allora, in diverse interpretazioni, non ne è più uscito. Nel corso degli anni successivi decidono di indossarlo – tanto per citare due nomi simbolo – Marlene Dietrich e Jackie Kennedy, così da sdoganarlo dall’idea di panterona sexy e consegnarlo alla dimensione di look di audacia raffinata.

Nei decenni il maculato, il leopardato, lo zebrato, hanno trovato splendide e diverse declinazioni, dalle più sensuali alle più vivaci. Non più solo sulle passerelle dei grandi stilisti, da Gianni Versace a Valentino a Roberto Cavalli a Dolce&Gabbana, ma in ogni produzione, dall’abito all’accessorio alla pelletteria.

Come vogliono la cultura e il costume, ogni tempo ha scandito un approccio, con l’animalier. Talvolta più provocatorio, altre decisamente più morbido o sofisticato.

Quello che è sicuro e trasversale è che un pitonato o un tigrato nell’immaginario collettivo sono sempre un simbolo di personalità.

Come stava Marylin Monroe con un tocco di maculato?

Sì, indiscutibilmente l’animalier è un must dello stile!

Mollia Style approva, vigorosamente.

E approva vigorosamente perché l’animalier è appassionatamente g l a m o u r.

È un dettaglio di charme, è un cappotto elettrizzante, è una stampa calda, è una gonna che spicca sul total black.

Animalier è istinto, natura, euforia. Un po’ gioco di seduzione un po’ semplicità primordiale. Lo trovo bello, di una bellezza che non sfiorisce. Non aggressivo ma grintoso, ecco. Un’affermazione di vita, di slancio, di carattere.

Per questo il mio guardaroba è invaso da capi animalier: Chich&choc!

 

 

 

 

 

 

 

Questa dunque è solo la prima puntata. Tornerò, sull’animalier, mio compagno di lifestyle. Perché ci sono mille modi per sfoggiarlo ma tutti devono essere improntati al Mollia Style cuore&cervello e alla disinvoltura.

E voi, Uomini, cosa ne pensate del glamour femminile in animalier?

 

    Appassionatamente

 Antonella