Il vecchio proverbio recita «meglio soli che male accompagnati» perché una compagnia fasulla, un’alleanza deleteria, una frequentazione tossica, sono apparenze inutili o dannose.

Abbiamo tutti forse provato la sensazione che quello speso con certe persone fosse un tempo perso e siamo arrivati a credere sia meglio stare con se stessi che con la negatività fatta a forma di persone.

Insomma capita di scegliere saggiamente la solitudine. Invece di sprecare energie con chi non può darci nulla di buono, invece di condividere spazi e giorni con chi non ci fa stare bene o ci fa addirittura male, invece di tirare avanti rapporti quotidiani vuoti, deboli e scialbi, è meglio coltivare uno spazio interiore.

Però non è sempre facile e non è neanche bello.

Siamo creature sociali, siamo portati a relazionarci e interagire con gli altri, abbiamo bisogno di condivisioni, di confronti e di affetto. Così molte volte stiamo nei soliti giri, ci aggrappiamo alle conversazioni abituali, ci teniamo stretti i riferimenti e i contatti come se fossero ossigeno.

Stare soli può darci la libertà dell’autenticità ma ha un prezzo. Un prezzo che qualche volta è alto. Le persone delle quali ci circondiamo, anche se non sono le migliori per noi, diventano parte della comfort zone. Le conosciamo e il pensiero di rompere i ponti ci fa sentire in odore di isolamento. Possiamo avvertire tristezza o paura, quando vediamo ridursi sempre più il numero delle anime intorno a noi. Possiamo sentirci sbagliati, quando non troviamo affinità vicine.

Ecco, alle volte restiamo in compagnia perché la solitudine è un tunnel ignoto. Qualcosa che temiamo ci impoverisca.

Un vero dilemma: meglio soli o male accompagnati?

Probabilmente dovremmo riuscire a trovare un equilibrio, una sorta di risposta di mezzo, qualcosa che ci avvicini a una sostenibile posizione virtuosa. Se guadagniamo in salute fisica e mentale a evitare le cattive compagnie, forse possiamo fare altrettanto anche imparando a cogliere il buono che c’è in tutti (o quasi tutti!)

In fondo siamo esseri umani e da soli non possiamo concepire una vita…se mai possiamo lavorare per trovare più connessioni possibili che ci illuminano, che ci insegnano, che ci piacciono. Con forza e consapevolezza, magari riusciamo anche ad apprendere appunto l’arte di distillare ogni incontro per prendere ciò che è positivo!