Per qualcuno l’ordine è lo stato ideale: rassicurante, funzionale. Per altri invece è bello il disordine: una condizione di libertà e creatività.

Come spesso si dice, è l’eccesso che può celare qualche aspetto degno di seria attenzione. Chi è ossessionato dall’ordine può essere una persona rigida, trattenuta, un po’ maniaca del controllo, spaventata da tutto ciò che esce dai binari dell’organizzazione. Chi sguazza nel disordine esasperato può viceversa rivelarsi un confusionario che accumula tutto e sprofonda nel caos.

Dalla “moda” del decluttering che ci fa disfare del superfluo, evitare sprechi, vivere in spazi sobri e non sovraffollati di oggetti, si passa a chi naviga tra cataste di cose tra le quali cerca di raccapezzarsi.

Naturalmente sarebbe splendido riuscire a stare in perfetto equilibrio tra ordine e disordine! Si può? Difficile ma possiamo provarci.

Forse può aiutarci una mini guida all’ORDINE DISORDINABILE.

Partiamo dal presupposto che tenere in ordine la casa, il guardaroba, la scrivania, la borsa, è un’operazione di <igiene mentale>: ci consente di dare a tutto un assetto bello e armonioso, ci fa risparmiare tempo perché troviamo al volo quello che ci serve, ci fa sfruttare meglio gli spazi a disposizione.

Consideriamo però che stare nella griglia stretta delle disposizioni stile archivio mortifica la nostra fantasia e la nostra leggerezza, ci costringe ad abitudini ripetitive, ci paralizza su scene noiose. Qualche volta il guizzo che rompe lo schema è proprio il tocco magico, no?

Allora dobbiamo dare all’ordine un VALORE PRATICO cioè dobbiamo metterlo al nostro servizio invece di esserne schiavi.

Immaginiamo una casa ordinata dove l’arrivo dei bambini di amici o familiari comporti un improvviso disordine e nello stesso tempo generi gioia, allegria, risate. Ecco, l’ordine disordinabile è più o meno questo. Ovvero un ordine aperto a risvolti positivi, che non governi le emozioni e invece le goda!

Possiamo pensare anche alla nostra zona di lavoro tirata a lucido, con le penne nel portapenne, i fogli impilati regolarmente, le cartelle sistemate in maniera rigorosa, che venga improvvisamente stravolta dal nostro appassionato impegno tra una pratica e l’altra, tra un’idea e una soluzione colte al volo che spostano penne, faldoni e carte ma rendano risultati…Un felice ordine disordinabile, insomma!

Secondo me è un importante “compromesso psicologico” tra un sano senso dell’ordine e una meravigliosa espressione vitale, no?

Comunque io difendo un po’ il mio disordine ordinato cioè quel disordine in cui mi oriento! Sta sotto la soglia del guazzabuglio e ha una sua estetica gradevole, personale, originale…

E voi, mettete ORDINE o DISORDINE?