Chi non accusa un po’ di stress?

La parola stress è forse abusata, in realtà. La pronunciamo anche quando abbiamo solo intense giornate di lavoro e incombenze varie. Dovremmo invece imparare a distinguere uno stress ‘positivo’, quello della normale sollecitazione a fare, quello dell’adrenalina che mette in azione le nostre energie e la nostra creatività, da uno stress ‘negativo’, quello che fa andare in allarme corpo e mente e li sottopone a un carico eccessivo di sforzi, ansie, responsabilità.

Come tenere lo stress entro una soglia tollerabile e, anzi, fruttuosa?

I consigli in merito si sprecano. Forse sono tutti utili ed efficaci, in qualche misura. Arrivano dagli esperti e facciamo bene a provare a seguirli. Ci sono tecniche di rilassamento e esercizi di respirazione che in effetti aiutano tantissimo. Del resto è altrettanto valido il buon vecchio metodo degli hobbies scaccia pensieri e quel pizzico di <sano egoismo> che ci fa trovare spazio e tempo per staccare un po’ la spina dei ritmi e degli impegni forsennati.

Io sono qui a scriverne perché ho pescato una frase illuminante dal grande Patch Adams:

“L’humour è un eccellente antidoto allo stress. Poiché le relazioni umane amorevoli sono cosi salutari per la mente, vale la pena sviluppare un lato umoristico. Ho raggiunto la conclusione che l’umorismo sia vitale per sanare i problemi dei singoli, delle comunità e delle società”.

Facile? No. Il senso dell’umorismo è forse il primo a vacillare, quando siamo sotto pressione. E allora come giovarsi di un antidoto che ci sfugge di mano?

Semplicemente ‘imponendocelo’. Come una medicina, come un vaccino.

Il vero humour che salva dallo stress è un atto di buona volontà e di saggezza, una scelta. Ma come si fa, mi chiedevo, a coltivare l’umorismo quando ribolliamo di agitazione, rabbia, preoccupazione, stanchezza?

Ho trovato la risposta. Allenandoci. Allenandoci ogni giorno. Solo così possiamo accumulare, come la formica, una scorta per i momenti a rischio tilt. Solo così possiamo tenere pronto l’istinto a tirar fuori la provvidenziale ironia e autoironia. Naturalmente ho anche capito che non bisogna disdegnare neppure l’esempio della cicala, quella che si gode l’attimo e al domani non pensa. Anche lei ci insegna una cosa importante, molto importante: fasciarsi la testa per quel che potrà essere domani è un’ondata micidiale di stress.

Un equilibrio possibile?

Proviamoci!