Quante volte pronunciamo la parola “felicità”?

La pronunciamo come possibile o impossibile, quando tocchiamo il cielo con un dito e quando speriamo di riuscirci, quando la rincorriamo o quando per un attimo ci sembra proprio di viverla.

Ma mentre la cerchiamo, la sogniamo, la vediamo sfuggirci dalle mani, ci dimentichiamo di praticare la virtù della contentezza.

Non si tratta di “accontentarsi” ma di provare “contentezza”.

Uno stato di allegria, di appagamento. Quello che avvertiamo negli spiriti lieti. Quello che talvolta sembra non appartenerci perché siamo assorbiti da quello che non va o da quello che vorremmo.

Forse diamo per scontate molte cose, forse non prestiamo più attenzione ai mille motivi per cui potremmo essere contenti, forse abbiamo più pretese e aspettative che gratitudine, forse non ci prendiamo il tempo di osservare e respirare il buono che capita.

A ben pensarci possiamo trovare contentezza infinite volte perfino nello stesso giorno, anche in quel giorno che bolliamo come nero. A ben pensarci possiamo scoprire che molte volte la contentezza dipende proprio da noi.

È la storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. L’eterno scontento lo vede mezzo vuoto, l’animo positivo lo vede mezzo pieno.

Del resto è anche la storia dei valori essenziali, di ciò a cui teniamo, di ciò che è importante:

se ci perdiamo a inseguire sciocchezze e ad avvilirci se non le raggiungiamo, perdiamo la rotta della contentezza.

Ci passano davanti ragioni di gioia e noi non esultiamo. Che peccato!

Direi che è il caso di fermarci, di riflettere un po’, di ritrovare la nostra predisposizione alla Vita, quella scritta con la V maiuscola…sicuramente attraversata da delusioni, tristezze e problemi ma anche prodiga di occasioni di gaudio. Ecco che qualche volta anche “accontentarsi” è saggio: contiene il sé il senso della contentezza. Non vuol dire che ci facciamo andare bene tutto ma che apprezziamo quello che siamo o abbiamo.

Mi sovviene un piccolo esercizio. Un piccolo esercizio al quale mi capita di dedicarmi quando scorgo in me il pericolo di lagnarmi o di perdere qualcosa di radioso mentre sono aggredita dai cattivi pensieri. Posso chiamarlo rallenty! Rallenta lo sguardo frenetico e lo fa soffermare su ogni singolo momento. È un modo per imparare a non trascurare gli istanti meravigliosi, le cose fantastiche che ci è dato di incontrare lungo il cammino, i gesti di cui possiamo godere, le soddisfazioni che proviamo.

D’altra parte anche quando tutto sembra andare storto, intorno a noi c’è davvero sempre un lampo di gioia da cogliere!

La contentezza è uno stato d’animo che in qualche modo dobbiamo coltivare e allenare. Il nostro atteggiamento è fondamentale. Tutto dipende dal verso con cui prendiamo i nostri giorni.

E così, tra il bianco e il nero, balzano fuori tante variopinte sfumature che aprono il cuore alla contentezza! Ci sto lavorando: out of the comfort zone, over 50 style!