Talvolta scambiamo la gentilezza per un atto di forma, una sorta di educazione alla cortesia. Cosa già non da poco, per carità. Sicuramente apprezzabile.

Ma la gentilezza è qualcosa di più. La gentilezza è apertura, amore, rispetto.

La gentilezza è una disposizione generosa, positiva, allegra.

Un’espressione di forza buona.

La gentilezza è un sentimento di connessione. Un sorriso regalato, un inno agli incontri, una dedizione alla vita. La gentilezza è una mano pronta a stringerne un’altra, è una porta aperta, è una parola giusta al momento giusto.

Le persone gentili hanno una marcia in più. Donano a sé e agli altri occasioni. Occasioni di complicità, occasioni di solidarietà, occasioni di amicizia, occasioni di crescita.

Le persone gentili non alzano barriere, intraprendono conoscenze.

Sono in pace con il mondo. Non usano, la gentilezza. La praticano come naturale espressione di umanità.

Guardare dentro una persona gentile significa scoprire una ricchezza. Ci avete fatto caso? Non coltiva pregiudizi, non vive di diffidenze, non teme confronti, non si sottrae allo scambio.

La persona gentile accumula un’infinita quantità di momenti felici. Può provare un pizzico di amarezza se non trova altrettanta gentilezza, forse, ma non si indurisce mai.

La gentilezza non è forma, è sostanza!

È una condizione dell’anima. Una scelta che si autoalimenta, giorno dopo giorno. Qualcosa che addolcisce qualsiasi situazione.

Il fatto che sia virtù innata in taluni non esclude la possibilità di acquisirla. Come un atto di fede, di benevolenza e di gratitudine all’esistenza stessa.

Mi piace moltissimo, la gentilezza.

Mi piace soffermarmi sul suo valore, sulla sua potenza. Non fa bene solo a chi la percepisce, fa bene anche a chi ne fa essenza di pensieri e azioni.

E, diciamo la verità, quanto siamo conquistati dalla gentilezza? Ci seduce, ci rasserena, ci carica, ci abbraccia. Evviva, la gentilezza.