Come siamo abituati a considerare la pazienza?

Come calma, come rassegnazione, come spirito bonario, come moderazione, come capacità di AUTOCONTROLLO.

Riteniamo sia una dote perché ci fa aspettare il momento giusto, tollerare meglio il fuoco di un diverbio, contenere l’inquietudine davanti all’imprevisto.

Spesso però sembra proprio una dote che non ci appartiene, vero? Addirittura, talvolta, in via di estinzione!

Perché?

Perché conduciamo una vita frenetica e abbiamo l’impressione che pazientare sia una perdita di tempo. Al primo contrattempo ci innervosiamo perché salta la nostra tabella di marcia.

Perché abbiamo preso a viverla come una debolezza, qualcosa che ci fa subire i comportamenti degli altri. Attendere qualcuno che ritarda manda subito all’aria la nostra disponibilità.

Perché davanti a un problema vorremmo schioccare le dita e trovare la soluzione altrimenti ci sentiamo derubati di minuti, ore, giorni preziosi. Riflettere e cercare risposte diventa un insopportabile disagio.

Insomma ci scappa la pazienza se qualcosa non fila liscio, se una riunione non inizia in orario, se il cameriere non si sbriga a portarci i piatti ordinati, se c’è coda alla cassa di un negozio. E ci scappa se quello che vogliamo non si decide a farsi afferrare al volo… Già, l’impazienza deriva anche dall’ansia delle ASPETTATIVE, sempre tante e grandi.

Nello spazio della pazienza cui siamo obbligati accumuliamo frustrazione, rabbia, intolleranza, insoddisfazione.

Tutte sensazioni bruttissime, improduttive e avvilenti. Se ci pensiamo bene dovremmo essere…talmente pazienti da comprendere un pizzico di impazienza…ma anche da non farci consumare da un’assurda insofferenza.

Ho notato quanto invece è bello recuperare il VALORE DELLA PAZIENZA. Magari cominciando a guardare la pazienza da un altro punto di vista: non come una resa e neanche come tempo sprecato ma come un’ occasione da riempire di significati.

Con una buona dose di pazienza riusciamo a essere più lucidi, più sereni, più efficaci. Questo vuol dire riuscire a non essere precipitosi, a tenere alto il focus su ciò che stiamo vivendo, a scrollarci di dosso la fretta convulsa.

Tutto sommato, ragionandoci su, quante volte la nostra impazienza è davvero motivata e quante volte è pessima consigliera?

Essere precipitosi, volere tutto e subito, reagire male a un piccolo incidente di percorso, non dare tregua a se stessi e agli altri, ci fa perdere IL GUSTO DELL’ELEMENTO UMANO DEL TEMPO! Diamocelo e diamolo, un atto di autentica pazienza. Forse in coda possiamo socializzare con qualcuno, magari mentre attendiamo qualcuno a un appuntamento possiamo telefonare a un’amica, forse invece di pestare i piedi per ciò che non si realizza possiamo ingegnarci con un’idea brillante che favorisca la realizzazione!

I giochi di pazienza richiedono CONCENTRAZIONE e la concentrazione, si sa, non è solo un’arma eccellente per la riuscita di ogni cosa, è anche un attivatore di risorse.

Devo scovare e allenare questa virtù: la virtù della pazienza. E voi?