“La cambio io la vita che…non ce la fa a cambiare me”.

Ce lo ha insegnato Patty Pravo, a infilarci nella vita che fa per noi.

Le situazioni che ci turbano, i dolori che non possiamo evitare, i problemi che ci assillano, dovrebbero forse prendere il sopravvento?

Solo se glielo permettiamo. Solo se smettiamo di prenderci cura di noi e di tutto ciò che abbiamo o possiamo essere e fare.

Ci sono cose che non ci piacciono che non possiamo cambiare? È vero. Ma la vita è nostra e i protagonisti siamo noi. Tutti interi. Mica solo in quelle cose, per quelle cose, con quelle cose. Possiamo dunque decidere. Decidere di cambiare noi. Non per adeguarci o per soccombere, giammai. Semplicemente per non arrenderci. Per cambiare le nostre re-azioni, i nostri atteggiamenti nei loro confronti. Noi siamo più forti perché siamo fatti di tanto altro: di cose meravigliose che non dobbiamo cambiare, di cose che possiamo cambiare, di dolcezza e saggezza per accettare quello che non possiamo trasformare o cancellare.

Quando impariamo a “lasciare andare” quello che ci tormenta lo sgonfiamo un po’. Quando non ci ostiniamo a fare la guerra tutte le nostre migliori risorse si attivano e ci aprono a straordinari orizzonti.

L’appuntamento con ciò che non possiamo cambiare è un’occasione. Una grande occasione. Per serrare il dibattito con noi stessi, in modo leale e sereno. Per scoprire quante incredibili energie abbiamo. Per renderci intatta la nostra umanità, con tutte le fragilità incluse.

Ci permette di vincere senza lottare. Possiamo essere “migliori”, migliori delle cose che non possiamo cambiare. Possiamo mostrare loro il nostro sorriso invece di permettere che ci tormentino con il loro ghigno. Possiamo uscire dalla nostra pacifica resistenza più ricchi, più vigorosi, più limpidi.

Possiamo accorgerci, sorprendentemente, che quando non strepitiamo più le cose che non possiamo cambiare sono meno minacciose, meno dure, meno soffocanti.

Non siamo forse noi, non è forse la nostra percezione cocciuta, non è forse la nostra paura, non è forse la nostra insofferenza…a ingigantire l’importanza o la gravità o il potere, delle cose che non possiamo cambiare?

Sì, se cambiamo noi -ovvero se cambiamo il nostro modo di rapportarci, di respirarle, di guardarle- loro non ci battono e non ci abbattono.

Non mettiamole sul piedistallo. Saliamoci noi. Con garbo e amore, per prendere le distanze necessarie ad inquadrarle in maniera giusta e corretta. Finalmente le vedremo nella loro misura reale e, soprattutto, vedremo quanto altro di buono e di entusiasmante sta loro intorno!

Comunque…se vogliamo “cambiare il mondo”, dobbiamo iniziare da noi. Possibilmente considerando, innanzi tutto, con quale sguardo valutare tutto.

Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla (Lao Tzu).

Grazie a Delfina e alle sue splendide parole per me.