Il povero rospo è il simbolo di una situazione sgradevole o di un’esperienza negativa: lo ingoiamo quando la subiamo in silenzio, lo sputiamo quando ci leviamo il peso dallo stomaco sfogandoci.

C’è chi è più portato caratterialmente ad ingoiare, chi tende subito a sputare. E poi ci sono le sfumature di tempo, contesto, condizioni: possiamo ingoiare il rospo per quieto vivere, per gentilezza, per educazione. In verità possiamo ingoiarlo anche quando non crediamo in una battaglia, non abbiamo voglia di “farci il sangue amaro” per qualcosa di futile, sciocco, inutile. D’altra parte possiamo sputarlo più facilmente quando ce la fanno così grossa da dovercene liberare con urgenza. E lo sputiamo con passione e determinazione quando è tossico!

Nella scala di possibilità, quella che non riesco a contemplare è ingoiare il rospo per comodità. Equivale a chiudere un occhio quando invece dovremmo tenerli entrambi spalancati.

Alla fine la nostra reazione al rospo equivale al nostro modo di prendere la vita, al nostro temperamento, al nostro bagaglio di idee e principi.

Posso ammettere che qualche volta la maturità porti pazienza e prudenza ma queste non possono corrispondere a tenersi il rospo in corpo, no?

E poi, diciamolo, il rospo non sputato resta lì come un macigno, un tarlo, un fastidio. Qualcosa di ingombrante, di velenoso, di irrisolto. Tirarlo fuori ci solleva.

Sputare il rospo d’altra parte significa anche vincere paure, disagi, imbarazzi. E giova: giova a essere liberi e cristallini.

Se mai potremmo discutere di come sputarlo. Non sempre ci destreggiamo a meraviglia con l’arte della diplomazia e quindi scateniamo a briglie sciolte rabbia e impetuosità…Ammetto, lo faccio anche io e magari non è sempre il massimo del buon gusto, buon senso, buon glamour. Però tra un rospo che mi soffoca e un rospo sputato in malo modo scelgo il secondo.

Forse non sopporto l’idea di fingere, tacere davanti a un’offesa, reprimere i pensieri.

E voi: ingoiate il rospo o lo sputate?