“Il mio profilo migliore” (“Celle que vous croyez”) ovvero “Who you think I am (titolo internazionale) di Safy Nebbou è, senza dubbio, uno dei film drammatici più emozionanti che io abbia mai visto in vita mia.

Ho avuto l’occasione di assistere alla sua proiezione il giorno 11 ottobre prima che il film uscisse il 17 in tutte le sale italiane, proveniente dal Festival di Berlino e dal Biografilm di Bologna.

Prima di tutto devo ringraziare le digital PR Malvina Diletti & Valentina Marone dell’ufficio stampa web di “Inter Nos” che mi hanno invitata alla proiezione presso l’Institut Français di Roma.

Felice di aver accettato e di aver goduto di un’opera straordinaria. Un film decisamente Mollia Style glamour cuore e cervello che gli over 50 dovrebbero vedere. Uno spaccato di sensazioni molto forti nelle quali scivolare dentro e sulle quali meditare, proprio con il nostro piglio da naviganti della vita. Nel groviglio del tempo e dei moti dell’anima ci ritroviamo un po’ tutti, ne “Il mio profilo migliore”!

 

Claire Millaud (magistralmente interpreta da Juliette Binoche), una donna sulla cinquantina ancora molto affascinante, docente universitaria con due figli, ha una relazione con Ludo, un uomo più giovane di lei che la desidera sessualmente ma che poi non condivide altro. Claire ha un’idea: crearsi una falsa identità su Facebook. Entra così in contatto con Alex, un giovane fotografo che collabora con il suo amante. Tra i due nasce un’attrazione virtuale anche perché Claire, ora diventata Clara, si fa passare per una ventiquattrenne. Riuscirà a mantenere la relazione confinata solo sul web?

 

Viviamo la storia e il suo evolversi nei flashback derivanti dalla narrazione dinanzi a una psicoanalista (la bravissima Nicole Garcia). Una storia che squarcia il velo sulla fragilità dell’età e sullo scivoloso mondo dei social, dove possono nascere amori virtuali tra realtà, menzogna e tormento.

Claire avverte il bisogno di quella nuova identità, delle emozioni e delle passioni che non passano solo dal corpo. Diventa la giovane Clara che può sedurre in chat il giovane Alex e non sente di crearsi una nuova vita ma di vivere, finalmente, la sua. Come se avesse davvero 24 anni, come se fosse davvero Clara.

Ma come fa a convivere la finzione con l’amore che davvero le monta dentro?

Un dramma psicologico ma anche un viaggio intenso dentro le nostre pieghe, quelle del tempo che scorre, dei sentimenti, dei sogni, delle ferite che faticano a guarire.

Il film si presta a diverse letture, scava nei nostri sogni, nelle nostre debolezze, nelle nostre paure e anche nelle nostre infinite necessità di rivalsa. Affonda la lama, incalza, fa soffrire. Fa soffrire ma ci fa entrare anche nell’essenza di Claire, nei suoi pensieri e nella sua umanità. A me è piaciuto tantissimo. Ho trovato audace e profonda l’indagine spietata sul filo dell’analisi che scavava nella sua storia.

Non c’è solo la vulnerabilità dell’età, c’è quel confronto angosciante con la verità e il diritto alla felicità che tiene tesa la corda dell’istintiva Claire e impegna la dottoressa Bormans in un delicatissimo e serrato scambio, professionale e umano.

Ci sono passato, presente e futuro, ad attorcigliarsi nella mente di Claire e c’è la Clara di facebook, inventata ma viva, a bussare con prepotenza alla tastiera che governa la chat.

Travolgente. Forse questa è la prima parola che ho pronunciato dopo la visione. Perché “Il mio profilo migliore” scuote, abbraccia, destabilizza. Fa riflettere. E fa riflettere insinuandosi sotto pelle come un messaggio di testo…

Perché accade tutto questo a Claire e come dipanerà la matassa?

Quanto di noi c’è in questa trama incandescente?

La bella e intelligente Claire regge un film dirompente e forse ci svela quei segreti e quei misteri che non osiamo interrogare e scoprire.

Consigliatissimo.