Avete notato che ci siamo un po’ intiepiditi?

No, non è stata la pandemia. Non è colpa delle distanze e delle mascherine. Si notava già prima.

Siamo diventati parsimoniosi: facciamo economia di gesti d’affetto, di entusiasmo, di euforia, di dolcezza.

Parlo di gentilezza, di empatia, di partecipazione, di calore. Parlo di quei piccoli segnali, di quelle piccole parole, di quelle piccole espressioni, che fanno bene. Certo, è più facile quando ci sono confidenza e complicità ma in fondo un moto di condivisione, di simpatia, di incoraggiamento, di intesa, può scappare con tutti e sicuramente è bellissimo.

Un saluto, un sorriso, un bacio, un abbraccio, una stretta di mano, una pacca sulle spalle, un occhio strizzato. Possiamo scegliere ma è importante non rinunciare. Ciò che facciamo ci ritorna, ciò che facciamo ci migliora.

Li chiamo slanci perché ci lasciamo andare, deponiamo le resistenze, viviamo di pancia.

AVVICINANO, tante volte aiutano, sempre predispongono le sintonie. Basta farci caso. Con un vicino di casa, con un collega, con la persona che incontriamo al supermercato. Basta provarci, anche con uno sconosciuto.

Gli slanci abbattono le barriere e regalano un momento di gioia. Anche raccogliere qualcosa che è caduto di tasca a qualcuno, cedere il passo sul marciapiedi, fare un complimento in più.

Ecco…un complimento in più. Talvolta ammiriamo una bella signora o un bel signore, vediamo che hanno un vispo angioletto per mano o un grazioso cucciolo al guinzaglio. Oppure veniamo a sapere del tizio che ha compiuto un’opera speciale, ha vinto un premio, ha raggiunto un traguardo.

Per quale strana forma di ritrosia o di vergogna tacciamo?

Forse ci siamo disabituati agli slanci, negli ultimi anni. Perché siamo frettolosi, perché siamo un po’ ego-centrici, perché abbiamo smesso di socializzare.

Temo non sia affatto BenEssere. Forse potremmo aspirare a una società e a una cultura che ci veda senza paura INSIEME.