So che Marie Kondo con il suo “Il magico potere del riordino” ha fatto strage di armadi, suppellettili e cuori di lettrici letteralmente elettrizzate da quel ripulisti che svuotava casa e riempiva i cassonetti. Ma non è a lei che penso.

Penso a battaglie meno accanite e integraliste. A quel bisogno di buttare l’inutile, sistemare cassetti e scrivania, mettere ordine tra oggetti accumulati in anni di acquisto semi-compulsivo senza però spogliarsi di quel tanto “appagante superfluo” che tutto sommato ci piace proprio.

Come la mettiamo tra ordinati e disordinati?

Intanto dobbiamo chiarire che ci sono eccessi da ambo le parti.

Gli ordinati estremi possono celare un esasperato bisogno di controllo, un impulso quasi maniacale al rigore. I disordinati cronici possono rivelare una natura un po’ sciatta o un vero e proprio disordine interiore.

Lasciamo da parte i casi esagerati e prendiamo ordinati e disordinati comuni, quelli che cioè hanno un’inclinazione non assoluta e problematica.

Ordinati e disordinati “non patologici” hanno due concetti diversi di armonia, di comodità, di stile, due differenti approcci emotivi alle cose, all’ambiente, al tempo. C’è chi è stimolato all’ordine per praticità: ama l’essenziale, si muove a suo agio nelle abitudini, aiuta la memoria con la disposizione delle cose. C’è chi è portato al disordine perché è creativo e frizzante, perché adora avere in giro tutto pronto all’uso, si trova bene tra montagne di ricordi, post it, scialli di lana e tazze di tisana.

Comunque sia, sono anime in pace. Non entrano in panico da disordine, non manifestano disordine mentale. Semplicemente, i primi scelgono la gestione pratico-estetico molto linda, lineare e funzionale, i secondi praticano a meraviglia il governo del loro caos fantasioso.

Premesso in sintesi tutto ciò, l’argomento mi è venuto in mente perché le Donne vanno famose…per le crisi periodiche di riordino!

Può darsi riguardi proprio tutte, perfino le ordinate.

Nelle fatidiche pulizie di primavera non ci infiliamo spesso e volentieri nei panni delle eroine che devono “rimettere tutto a posto”? La scusa è buona per passare in rassegna quello che merita di essere cestinato, quello che riscopriamo di avere (magari un abito mai messo con tanto di cartellino del negozio attaccato!), quello spazio del quale finalmente ci riappropriamo dopo aver fatto un po’ di largo.

La molla ci scatta quando la polvere ci infastidisce, quando non troviamo qualcosa, quando ci sembra che marito e figli mettano tutto per aria, quando diciamo “basta” a noi stesse e alla nostra mania di conservare.

Però, diciamo la verità, l’impulso è irrefrenabile soprattutto quando vogliamo fare posto a nuovi acquisti, ammettiamolo!!!

Niente da fare, a un certo punto partiamo con i sacchi dell’immondizia, le scatole che rendono gli accumuli più ordinati, le scarpiere in cui riporre mille paia di scarpe come se fossero in negozio, le cartelline che archiviano con cura. In effetti ci penso e mi considero una disordinata organizzata!

Perché in fondo l’idea di dove e come riporre qualsiasi cosa risponde a una logica personale, spesso non sindacabile. O, meglio, sindacabile solo da noi…che se qualcuno si azzarda a mettere mano nelle nostre cianfrusaglie sostenendo che sono lì alla rinfusa tiriamo fuori unghie e denti, graffiamo e azzanniamo.

E poi ci sono i momenti. Quelli perfetti per tirar fuori con buona volontà e pazienza il metodo di riordino e quelli ideali per abbandonarsi a una discreta dose di casualità.

Comunque, Amiche, fuori il rospo: come siete? Super ordinate o ostinatamente disordinate?