Non posso raccontarmi come l’emblema della Dolcezza ma ho ben chiaro che DolceMente vuol dire tante cose e può dare grandi risultati.

La Dolcezza contiene in sé un enorme potere: penso alla sua forza persuasiva, ferma e gentile, ma penso anche a quanto possa smussare e lenire, come un balsamo.

L’animo della Dolcezza depone rabbia, orgoglio e paura e affronta con delicatezza. L’animo della Dolcezza è fiducioso, aperto, leggero. Non si lascia indurire dalle ferite, non è diffidente, non ha pregiudizi.

DolceMente è un suono morbido, che accompagna, perché la Dolcezza non è impetuosa, non è chiassosa. Ha un ritmo tranquillo, quello della goccia che scava la roccia. Sorride, ha lo sguardo limpido, non alza il sopracciglio.

Io credo che DolceMente si possano partorire pensieri buoni, felici. Si possa essere positivi e propositivi. La Dolcezza ci lascia lucidi perché non è mai furibonda. Fa spallucce all’invidia, all’astio, al sospetto: la Dolcezza non ha bisogno di approvazioni e non deve fare i conti con i timori.

DolceMente è l’andatura beata. Quella di chi va piano ma sano e lontano. Quella di chi non vuole ferire ma vuole costruire.

La Dolcezza sparge calma, rasserena. Fa bene, a chi la pratica e a chi la riceve. Un po’ come una carezza che all’improvviso accorcia le distanze e crea un attimo di magia.

Come si può imparare a muoversi, a riflettere, a parlare, DolceMente?

Non chiedetemi troppo, non sarei in grado di rispondere!

Sono però convinta che possiamo partire da una certezza: quella che ciò che è dolce intenerisce! Non è poi così banale, sapete?

Alle volte siamo tesi, così tesi, che ci irrigidiamo in tutto. Con noi stessi e con gli altri. Ci facciamo scappare le migliori occasioni di pace e di tranquillità. Perdiamo l’opportunità di ragionare con la testa sgombra da furie…

Voi come ve la cavate?