Parafrasando la virtù indecente che evocava De Andrè nella canzone “Un giudice”, riservo un posto d’onore alla più decente.

Potrei fare un elenco, di virtù che ammiro. Ma più ci penso più mi convinco che una su tutte è come un faro e una calamita. Illumina e attrae tutte le altre!

È l’umiltà.

L’umiltà ci mantiene spugne. Spugne che assorbono e imparano.

L’umiltà ci consente di capire meglio gli altri, di migliorare continuamente.

L’umiltà ci fa essere sempre rispettosi.

Quando non c’è superbia, quando non ci riteniamo migliori o più importanti degli altri, siamo in perenne crescita.

L’umiltà contiene in sé forza e calma. Possiamo facilmente notare che le persone arroganti e aggressive non sono affatto più sicure e ponderate, tutt’altro. I Grandi sono persone che conservano il senso dei loro limiti, che interagiscono con tutti con grazia e modestia, che non si riconoscono troppo valore.

L’umiltà è una fantastica espressione di saggezza e di misura.

L’umile è un virtuoso che non si loda delle virtù. Non ne ha l’istinto e non ne avverte il bisogno. Ben sa di avere sempre strada da percorrere.

L’umile non è neppure smanioso di competere. Fa del suo meglio e lo fa con gioia e spirito sereno.

Che meraviglia! La vita di una persona umile è colma di dignità, di coraggio, di empatia, di correttezza, di curiosità, di passione. Con una potenza maestosamente semplice e franca accumula virtù e pratica l’arte della naturalezza.

Perché mi soffermo su questi pensieri?

Perché noto che capita che proprio gli umili, i più virtuosi, siano talvolta scambiati per deboli o meno considerati dei superbi e dei rampanti. Che grave errore!

Siete d’accordo?