Sbattere la testa contro un muro di gomma, lottare contro i mulini a vento, cercare di cavare sangue da una rapa, è semplicemente un inutile dispendio di energie. Non ha alcun senso spiegare e rispiegare, arrabbiarci, confrontarci strenuamente. Addirittura potremmo rischiare di gonfiare troppo l’ego dei cattivi e testardi dando loro un’importanza che non hanno.

Basta. Basta con le opposizioni che non aprono neanche un minuscolo spiraglio. Basta con la estenuante battaglia per affermare le proprie ragioni. Un lungo respiro e silenzio. Uno di quei silenzi eloquenti per chi sa intenderli e snervanti per chi non comprende che il proprio ombelico.

Silenzio perché insistere può farci scivolare e farci diventare altrettanto testardi.

Chi non sa e crede di sapere vuole tenersi le sue convinzioni, non gli importa affatto di abbeverarsi alla nostra sapienza. Il cocciuto impenitente non si smuove, punta i piedi, digrigna i denti e non ce la darebbe mai vinta.

Tanto vale, davvero, scegliere un garbato e dignitoso silenzio.

Forse solo così, nel vuoto di una contrapposizione che non scatta, ignoranti e testardi possono trovare qualche momento per riflettere.

Noi, nel frattempo, troviamo relax.

Ci sono arrivata a 54 anni, dopo una vita passata a prendere di petto l’arroganza di chi non ammetteva di ignorare.

La chance migliore che abbiamo è invece quella di sentirci eterni scolaretti, di avere sempre dubbi, di cercare sempre chi ha qualcosa da insegnarci, di pensare che possa essere illuminante qualsiasi scambio di idee. E, appunto, di deporre l’ascia di guerra contro i superbi persuasi di non aver lezioni da apprendere.

Qualche volta è faticoso e il silenzio diventa un po’ risentito, sofferto. Ma è un ottimo principio, migliorerò!

Non scelgo di essere succube, complice o apatica. Giammai. Mi è solo chiarissimo che le energie è giusto indirizzarle verso persone, situazioni, obiettivi, decisamente più meritevoli e anche…più realistici.