Tutti noi abbiamo una delusione da raccontare. Qualcuno che riteniamo non si sia dimostrato l’amico o l’amica che pensavamo fosse.

Molte volte possiamo avere ragione. Magari abbiamo incontrato persone egoiste oppure superficiali o magari emotivamente impreparate a rapporti umani profondi e impegnativi.

Insomma ‘giudicare’ le mancanze altrui è abbastanza facile…Doloroso perché ci sentiamo offesi o traditi, ma facile.

Ma noi ci giudichiamo nello stesso modo?

Ci chiediamo se ci siamo sempre stati, se abbiamo sempre prestato sostegno, se abbiamo compreso momenti e stati d’animo?

Anche in buona fede si può sbagliare. Talvolta siamo così presi dalla nostra vita da non avere attenzione e delicatezza per quella altrui.

In un momento di gioia e spensieratezza ci siamo sempre ricordati dell’amica che attraversava un periodo di difficoltà e tristezza?

Quando scoppiamo di salute riusciamo a intercettare il malessere di un amico e a stargli accanto?

Da un amico o da un’amica ci aspettiamo conforto, vicinanza, disponibilità. Non è detto però che a quell’amico o a quell’amica abbiamo sempre dato conforto, vicinanza, disponibilità. Capita di non capire la gravità di un bisogno o l’importanza di un desiderio. Capita di essere di fretta o di sottovalutare una situazione. Capita di non avere sensibilità sufficiente per non accorgerci di quello che un amico o un’amica si aspettano da noi.

Quello che ci affligge ci è molto chiaro, ci fa star male e vorremmo chissà quanta empatia intorno. Quello che affligge gli altri ci è molto meno chiaro, dobbiamo ammetterlo, e qualche volta non siamo pronti a fare la stampella.

Tutto umano, molto umano.

Possiamo giustificarci per i nostri errori e le nostre lacune involontarie.

Dobbiamo però essere abili a fare altrettanto con gli amici.

D’altra parte non dobbiamo dimenticare che siamo portati a fare valutazioni sulla base della nostra realtà e delle nostre possibilità e talvolta può sfuggirci che gli altri ragionano, agiscono o devono fare i conti con la loro realtà e le loro possibilità.

In definitiva perché penso al ‘dare’, in amicizia?

Perché dovremmo innanzi tutto dare. Perché dovremmo essere davvero certi di aver dato amicizia prima di attendere amicizia. Perché dovremmo interrogarci frequentemente sulla nostra ‘attitudine’ all’amicizia.

Perché dovrebbe arrivarci quello che non abbiamo saputo dare?

Se poi abbiamo davvero dato, dato, dato e ancora dato…lo schiaffo di non ricevere è giustamente pesante da sopportare.

Che ne dite?