La tastiera scotta perché io, lo ammetto, non sono bravissima a ridimensionare. Però ci provo, ci voglio provare. È un cammino, quello del bicchiere mezzo pieno, della positività, della speranza, del sorriso fiducioso. Un cammino lungo e accidentato.

Cosa mi spinge a provarci?

Il fatto che vedo l’ottimismo come una grande occasione. Lo intuisco dalle persone che nonostante il dolore e le difficoltà lottano generosamente per il ben-essere. Lo percepisco dalle persone sagge che sanno dare la giusta misura alle cose e alle situazioni.

Ieri ho preannunciato, a proposito di antistress, l’esercizio della distanza.

Lo conoscete?

L’esercizio della distanza prende spunto da un criterio praticamente infallibile: c’è una giusta distanza per tutto. Per inquadrare bene ciò che vogliamo fotografare, per prendere la mira e centrare il bersaglio, per scrivere al pc tenendo una postura corretta e non aggressiva per la vista, per avere la migliore visione di un panorama. La giusta distanza allude allo spazio e al tempo. Tante volte rivalutiamo una cosa che in passato ci è sembrata brutta o inutile, tante volte dopo giorni da un’arrabbiatura o da un litigio non ricordiamo neanche più la causa perché il tempo ha cancellato l’ombra e acceso la luce della ragione.

Dobbiamo allontanarci…per avvicinarci alla sostanza di molte cose. Perfino gli studi talvolta svelano la loro importanza alla lunga, dopo mesi o anni.

Dobbiamo allontanarci per limitare le reazioni impulsive, per lasciare che i minuti e le ore ci diano risposte, calmino le acque, rasserenino il nostro spirito.

Dobbiamo allontanarci alle volte perfino perché qualcuno senta la nostra importanza e quindi la nostra mancanza!

Dobbiamo allontanarci per capire che quello che tanto ci affanna è spesso molto più piccolo di quanto lo vediamo con lo sguardo ansioso, frettoloso, preoccupato, stanco.

Dobbiamo allontanarci perché lo spazio e il tempo si riempiano di altro e ci diano nuovi stimoli, nuove spiegazioni, nuove gioie.

L’esercizio della distanza è una sorta di prudente e sapiente calma che possiamo forse imparare. Un respiro profondo e un passo (o qualche passo) indietro.

Un po’ come l’esercizio del silenzio no? Quello che ci salva dalle parole sbagliate o pronunciate nel momento sbagliato o con il tono sbagliato. Un respiro profondo e un passo indietro ci eviterebbero di ferire e di offendere per poi pentircene magari amaramente.

Quando teniamo il naso schiacciato sul problema ci sembra enorme o addirittura gigantesco, se prendiamo un attimo le distanze riusciamo a vederlo nelle sue dimensioni reali.

In verità rimpiccioliamo il problema anche quando smettiamo di sbatterci il muso con violenza e ci accomodiamo con pazienza ad affrontarlo. Qualche volta dobbiamo tenercelo, farcelo quasi amico o almeno dialogarci. In ogni caso, accettarlo invece di scalpitare freneticamente, un po’ lo rimpicciolisce. Davvero. lo colloca al suo posto, non lascia che invada tutta la nostra vita.

E ora? Ora per scrivere questo post ho fatto l’esercizio della distanza. Ho tenuto a bada l’istinto a ingigantire! Buon segno, no?