Se siamo sempre tesi come corde di violino, se abbiamo un ego troppo ingombrante, se entriamo perennemente in fibrillazione da prestazione, se tutti i colori li vediamo neri, se ci preoccupiamo per ogni minimo intoppo, se siamo sempre incalzati dalla smania di non sgarrare di un centimetro…la nostra vita assomiglia a un piccolo bollente inferno e quelli intorno a noi non fanno certo i salti di gioia per la nostra compagnia.

Non solo. Quanto più siamo legati, vigili, impostati e frementi, tanto più cadiamo nei tranelli. È come se ci tirassimo imboscate da soli. Finiamo nella trappola della seriosità, non ne caviamo un ragno dal buco, accumuliamo angoscia, sembriamo anticipatici o ridicoli. E che noia!!!

L’autoironia è saper intelligentemente ridere di sé. Dei propri difetti e dei propri disagi. Sdrammatizza molte situazioni imbarazzanti, fa sorridere gli altri, riconcilia con il buon umore. Una grande sferzata di ottimismo, far pace con qualche difetto, smontare le nostre impalcature mentali, divertirsi invece di fare i goffi impettiti.

È una generosa indulgenza verso i nostri limiti, i nostri errori, le nostre paturnie, l’autoironia. Ci smaschera, ci alleggerisce, ci rasserena.

Perché è intelligente? Perché la sa lunga, sul senso di umanità, sul buon gusto della misura, sulla santa relatività!

Insomma l’autoironia è una risorsa preziosa. Con una scorta di sagacia in tasca il mondo e i giorni sono molto meno pesanti, molto meno difficili, molto meno insidiosi.

Ma come fare, mi chiedo e mi richiedo, ad averla sempre lì, pronta all’uso?

Ne ho, davvero. Ma prendere in giro le mie debolezze mentre sono in fase critica è talvolta difficilissimo. Sembra quasi che la testa se ne dimentichi.

Dice E. Tolle:

«La vita non è così seria come la mente vuol farci credere»

…E allora ho scovato qualche stratagemma veloce:

1)tenere a portata d’occhio e di cuore qualcosa di umoristico, di irresistibilmente comico (o di tremendamente saggio come la frase di Tolle!): lo screensaver del cellulare, un pensiero su un post it, un libro di battute fulminanti…

2)fare un lunghissimo respiro, allontanarsi di qualche passo e scovare il lato assurdo, paradossale, esilarante, di una situazione che lì per lì siamo abituati ad etichettare come negativa…

3)esercitare la tolleranza verso se stessi richiamando alla mente a)le volte in cui siamo stati bravi, capaci, illuminati, efficaci, positivi b)le volte in cui, nonostante disagi, sbagli, scivoloni, figure buffe, siamo egregiamente sopravvissuti.

4)”punirsi” dopo ogni moto lamentoso con una risata; una risata alla faccia nostra e del nostro insulso caratteraccio

5)ripetere almeno tre o quattro volte al giorno (possibilmente a voce alta):

«un giorno senza sorriso è un giorno perso»

(Charlie Chaplin)

 E ora non ho più scuse, mi tocca mettermi all’opera. Autoironiaaaaaa, a me!!!