Non serve sfoderare studi e dati, il livello di aggressività verbale, di insofferenza e di inclemenza è davvero a livelli limite.

Pare che la “libertà di parola” sdoganata da web e social ci abbia trovato maleducati, frustrati, criticoni. L’indice puntato su tutto e tutti, le maniere grossolane, le parole usate come spade.

D’altra parte quella virtuale non è del tutto <un’altra realtà>, è se mai lo specchio impietoso delle bontà e delle cattiverie, delle gioie e dei dolori, delle generosità e delle avarizie. Forse alterato, forse amplificato…ma quello che leggiamo ogni giorno è un pensiero spesso inacidito.

Purtroppo le mille difficoltà del nostro tempo non giovano all’umore, ai sentimenti, alla serenità e un po’ si possono comprendere le tensioni, le rabbie, le preoccupazioni, le intemperanze. Siamo stanchi, siamo provati, è vero. Ma spesso siamo anche davvero troppo divisi, troppo litigiosi, troppo superbi, troppo rigidi.

Serpeggia la smania degli schieramenti e dei fanatismi e l’intolleranza si insinua come un imperativo.

Abbiamo una soglia di sopportazione bassa perché in fondo siamo diventati presuntuosi e chiusi: l’altro ha torto e noi abbiamo ragione, ci sentiamo autorizzati a sparare a zero su quello che non ci piace. Al dialogo tendiamo a preferire il monologo…perché il confronto, si sa, è impegnativo. Non approfondiamo, non teniamo in conto il beneficio del dubbio, non diamo spazio alle ragioni diverse dalle nostre, non ci mettiamo in discussione. E, più di tutto, non ricordiamo che il valore delle persone e del rispetto trascende quello che non abbiamo in comune e non condividiamo.

Sì o no, bianco o nero, sempre o mai. Come se la vita fosse una formula certa che conosciamo alla perfezione soltanto noi.

Al di là della tristezza o dell’amarezza che talvolta tutto ciò possa procurare, rifletto su una cosa: perché siamo più facilmente intolleranti verso chi giudichiamo debole? Perché siamo più facilmente intolleranti su questioni di lana caprina e poi diventiamo mollaccioni quando ci sarebbe da lottare per nobili cause? Perché siamo più facilmente intolleranti quando qualcosa ci morde il fianco e ce ne infischiamo quando morde il fianco di altri?

Forse più che il lume della ragione, rischiamo di perdere l’infinita ricchezza del cuore. Sputiamo sentenze su ciò che non conosciamo, impalliniamo il primo sfortunato che fa uno scivolone, poi accondiscendiamo e pazientiamo su situazioni da brivido. È proprio impossibile arginare questa deriva?

Credo che dovremmo ri-allenarci all’UMANITA’. Lo ritengo un passo essenziale, magnifico e urgentissimo.