Macino chilometri ogni giorno. Sola, in auto. Con la radio che mi informa, con la radio che mi fa cantare. Con i miei pensieri che talvolta vanno più veloci delle quattro ruote.

L’abitacolo di una macchina che sfreccia in solitaria per ore, amplifica. Amplifica la gioia, amplifica la malinconia. Una spina nel fianco punge di più, un briciolo di allegria nel petto smania più forte.

Sto lì e volo via. Sto lì e ascolto. Sto lì e rimugino. Sto lì e sogno. Devo tenere gli occhi sulla strada, le mani sul volante, i riflessi pronti. Ma le distanze ogni giorno sfidano e distraggono. Salgo e il cervello si accende, come il motore. Magari ingrana la marcia giusta, magari no.

Sola, in auto, rifletto, spero, ricordo. Sola, in auto, asciugo qualcosa che assomiglia a una lacrima e fingo sia stanchezza. Sì, il tempo certe volte avrebbe bisogno di presenze, di certezze liete, di carezze tenere. Invece si infila come una parentesi noiosa o come un tormento ingombrante.

Se ho voglia di arrivare non arrivo mai, se non ho voglia di arrivare il tragitto magicamente si accorcia.

Fuori dal finestrino c’è un mondo che si muove ma io non posso perderci dentro lo sguardo. Fuori dal finestrino centinaia, migliaia, milioni di volti e pensieri si avviano come me chissà dove.

Accosto un attimo, se gli impegni me lo permettono. Accosto, scendo, respiro, mi guardo intorno. Tutti questi chilometri di strada e pensieri hanno bisogno di soste, di vita, di sorrisi, altrimenti ti calano addosso come un silenzio inquieto.

Mica sempre, per fortuna. Certe volte mi fa compagnia qualche euforia, certe volte sul sedile accanto sono seduti tutti i miei desideri belli e i miei programmi sereni e allora ho la faccia che ride.

Macino chilometri ogni giorno e penso a quanti ne passano così, di giorni, settimane, mesi, anni. Macino chilometri ogni giorno e mi sovviene che…

«Strada facendo troverai
Un gancio in mezzo al cielo
E sentirai la strada far battere il tuo cuore
Vedrai più amore, vedrai…» (Claudio Baglioni)