A causa di un incidente, che dalla dinamica avrebbe potuto decretare il mio passaggio all’altro mondo e invece mi ha lasciato più viva che mai, sono costretta a un lungo riposo forzato.

Una brutta frattura che si sta sistemando quindi tranquillizzo tutti: ci sono e sto ogni giorno meglio!

Ho però avuto modo di riflettere molto, lungo questa pausa.

Riflettere sulla buona sorte, innanzi tutto, ma anche sul valore delle vicinanze.

Ci sono persone che si sono allarmate, preoccupate, prodigate in affetto. Ci sono persone che hanno dato un formale segnale di presenza. E ci sono persone che hanno dimostrato la loro indifferenza.

Capisco bene che non tutti possono avermi nel cuore nello stesso modo, ci mancherebbe…eppure sono convinta che di fronte al male riveliamo qualcosa di più di ciò che ci lega a una persona: raccontiamo chi siamo.

So che c’è chi ha sensibilità e bontà da vendere, chi si presta per chiunque, chi ha generosità e sentimenti per tutti, chi tende una mano a chi è in difficoltà, chi prova dispiacere per ogni evento sfavorevole e chi invece pensa al proprio benessere e non ha mai troppo tempo e cura di ciò che capita agli altri.

E non è ancora tutto. C’è anche chi tutto sommato arriva a godere di qualche disgrazia altrui o si sente forte a non mostrare condivisione, solidarietà, partecipazione. Sì, esiste una categoria di soggetti che rosicano o disprezzano a tal punto da tenere ostinatamente le distanze.

Ho avuto prova durante queste settimane del “rumore” di certe assenze… Non è stata una bella sensazione. Non lo è mai.

In effetti però ad osservarli mi sono resa conto che più che ferire me, lacerano la loro umanità. Fanno a brandelli qualsiasi valore. A loro importa più di tutto “non dare la soddisfazione” di un minimo di emozione e di rispetto.

Del resto sono le stesse persone che non hanno gioito per le mie gioie, che non hanno applaudito i miei successi.

Alla fine è meglio fare spallucce, provare risentimento per chi è incapace perfino di gesti di naturale premura non ha davvero alcun senso. Sono loro che restano aridi e acidi.

Vorrei addirittura riuscire a dimenticare, ad avere quella suprema qualità del perdono che tutto fa passare. Lo meritano? Non so. Forse lo merita la mia quiete!