Chi si accontenta gode, non gode, gode a metà?

Io ho l’impressione che accontentarsi rischia talvolta di essere confuso con accomodarsi su ciò che si è, si ha, si fa. Personalmente credo sia ingiusto e innaturale. Siamo nati per crescere, per cambiare, per evolvere. È bello dunque non starsene nel proprio recinto e gettare sempre in là lo sguardo.

D’altra parte però è buono essere contenti, di ciò che si è, si ha e si fa, nel senso di avere rispetto e amore per la propria identità.

Mi piace questo argomento perché mi fa parlare delle PICCOLE COSE.

Diciamo “piccole cose” per intendere momenti, situazioni, occasioni non strepitosi, eclatanti, clamorosi…Ecco, queste “piccole cose” sono spesso ciò che ci sostiene nei giorni della vita. Apprezzarle è una virtù.

Apprezzarle significa infatti essere grati e goderle. Questa sì che è contentezza. Questa sì che è una buona ragione per non smaniare, costantemente insoddisfatti. Chi troppo vuole nulla stringe è esattamente il detto che ci induce a non esagerare con le pretese e le aspettative perché talvolta le pretese e le aspettative si insinuano come veleni, come tarli. Il rovescio della medaglia resta però non condannarsi alla rassegnazione.

Nelle PICCOLE COSE si cela un’altra grande lezione. Quella di una sensazione meravigliosa che può non abbandonarci mai: quella di poter sempre incontrare almeno un frammento di felicità!

Ecco, sebbene l’equilibrio non sia proprio una qualità umana innata e diffusa, possiamo provare ad avvicinarci allenando un atteggiamento di serena apertura al mondo. Qualche volta accontentandoci, altre volte osando desiderare e inseguire qualcosa di più, senza con ciò renderci schiavi dei risultati.

Mi spiego meglio?

Facciamo bene a porci un obiettivo ambizioso, facciamo bene a cercare di realizzare quello che ci piace, facciamo bene a pensare a qualcosa di meglio per noi in qualsiasi campo…ma facciamo altrettanto bene a non far dipendere la nostra pace e la nostra gioia da ciò che ci riesce! Questo ci consente anche di esercitare un po’ di indulgenza verso noi stessi e non è affatto male.

Voi siete inclini ad accontentarvi o propensi a sperare in qualcosa di più?

Io appartengo alla categoria di chi ha molle e aspirazioni sempre pronte a schizzare però sto imparando appunto a considerare la ricchezza di quel godimento che si può provare quando le brame non sono troppo vivaci!

Riflettendoci su viene da credere che i saggi sappiano dare valore al limite. Anche quello che per gli altri è una pena…Non possiamo tutti scalare l’Everest, possiamo però assaporare il piacere di provarci e essere lieti di fare anche solo un pezzo di salita.

Insomma forse il punto è tutto qui. Accontentarsi è beatitudine, rassegnarsi è sofferenza.